Maxi giro di fatture false: sequestrato a Oristano un grande emporio
Irreperibile l’imprenditore cinese accusato dalla Guardia di finanza di una frode milionaria al fisco

La Guardia di finanza di Oristano ha posto sotto sequestro su disposizione del Tribunale di Oristano il grande emporio Jin, in via Cagliari, a Oristano, perché si ritiene che sia al centro di una frode milionaria. Dietro l’attività commerciale, secondo quanto emerso dalle indagini, l’imprenditore Jin Lirong, di origine, cinese, che avrebbe appunto frodato il fisco per quasi due milioni e mezzo di euro, con un sistema di fatture di acquisto false rilasciate da circa 140 ignari fornitori. L’imprenditore si è reso irreperibile.

L’operazione è scattata stamane. Una trentina di finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Oristano, coadiuvati anche da uomini della Questura di Oristano dei Vigili del fuoco di Oristano, si è presentata in via Cagliari, ha chiuso gli ingressi dell’emporio e avviato una perquisizione minuziosa, a completamento di una lunga attività di indagine nell’ambito dell’operazione “Biaoyan” (“Messinscena”).

Su richiesta del pubblico ministero della Procura di Oristano, il gip del Tribunale di Oristano ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni fino alla concorrenza della somma di 2.536.987,25 euro, nonché il sequestro preventivo dell’azienda per impedire la reiterazione del reato di evasione fiscale, con affidamento a un amministratore giudiziario nominato per proseguire l’attività aziendale, che dovrà così essere ricondotta alla legalità.

Le indagini sono partite cinque anni fa, con un accertamento fiscale nei confronti della società “Il Paradiso dello Shopping Srl”. Da quelle verifiche era emerso un nero di quasi 2 milioni 900 mila nel solo biennio 2013-2014 ed era poi arrivata una condanna con sentenza definitiva per frode fiscale a carico di una nipote dell’imprenditore cinese.

In seguito a questi primi riscontri sono stati avviati ulteriori e più approfonditi accertamenti ponendo l’attenzione sulla storia decennale dell’attività commerciale di Oristano. A partire dal 2009, infatti, si sono avvicendati diversi soggetti (persone fisiche tutte di nazionalità cinese e società aventi natura giuridica di “S.r.l.”) con continui cambi di intestazione. Secondo la Guardia di finanza un meccanismo di “scatole vuote” per celare, in occasione dei controlli, l’effettivo proprietario dell’azienda commerciale Jin Linrong, finito sotto la lente della Procura della repubblica di Oristano.

L’uomo, a fronte di redditi personali risibili, è risultato titolare di disponibilità finanziare per diverse centinaia di migliaia di euro in Cina (nel 2018 la moglie, al momento dell’imbarco dall’aeroporto di Elmas per la Cina, è stata trovata in possesso di 30.000,00 euro in contanti). Non solo. Si è accertato che sostiene spese per circa 80.000,00 euro all’anno per far studiare i tre figli minori in prestigiose scuole d’oltremanica. In una chat sequestrata ed esaminata durante le indagini, la Guardia di finanza ha appreso che Jin Lirong ha riferito “di aver completato la costruzione di un grande centro commerciale di diecimila metri quadri in Cina”.

Elementi tutti ineriti nelle carte dell’inchiesta che, a quanto riferito dalla Guardia di finanza di Oristano, ha portato alla luce un meccanismo di frode tanto semplice quanto efficace: per abbattere il reddito e minimizzare o evitare la tassazione, l’azienda ha contabilizzato sistematicamente (e inserito nelle dichiarazioni dei redditi) centinaia di fatture false anche “fatte in casa” per attestare acquisti falsi (gonfiando, quindi, i “costi” aziendali). Fatture sempre di importi sotto la soglia per la quale scatta il pagamento con metodi tracciabili. Gli acquisti, però, non sono mai stati effettuati o comunque non provenivano dai fornitori indicati sulle fatture, soggetti che hanno dichiarato di non aver mai emesso i documenti contabili (in tutto, come detto, sono stati interessati quasi 140 fornitori con sede e ramificati in tutta Italia). Inoltre, riferisce ancora la Guardia di finanza, parte degli incassi, nonostante l’emissione degli scontrini fiscali, non veniva poi registrata in contabilità e per far perdere le tracce di quei ricavi, si facevano “sparire” le chiusure giornaliere di cassa, le schede di memoria dei registratori di cassa e, in qualche occasione, anche gli stessi apparecchi installati.

Periodicamente, poi, le aziende create di volta in volta per gestire l’attività commerciale di Oristano e intestate a prestanome o a parenti di Jin Lirong, chiudevano i battenti e i titolari si rendevano irreperibili, come e accaduto proprio per la nipote dello stesso Iin Linrong (in occasione della condanna subita per la società “Il paradiso dello shopping srl.”) alla quale è subentrato un nuovo soggetto economico (inizialmente) “pulito”.

Il lungo e complesso lavoro effettuato dai finanzieri oristanesi con la collaborazione di interpreti di lingua cinese nominati dalla Procura della repubblica, ha portato il pubblico ministero ad accusare  Jin Lirong dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, omessa dichiarazione dei redditi e occultamento e distruzione di scritture contabili.

A carico di Jin Lirong è stato disposto il divieto di espatrio. L’uomo non potrà quindi lasciare il territorio nazionale senza l’autorizzazione del giudice.

(segue)

Giovedì, 4 febbraio 2021

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Fonte: Link Oristano

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