La notizia della giornata, nel romanzo Quirinale che sta appassionando il Paese, non è la quarta fumata nera a quorum abbassato per la scelta del nuovo presidente della Repubblica. La notizia, per quello che significano, sono i 166 voti a Sergio Mattarella, ben i due terzi dei votanti della giornata visto che il centrodestra si è astenuto.

Un consenso forte che ha un doppio, importante significato.

Intanto, è un segnale interno ai partiti: i leader del fronte progressista – Pd, Leu e M5S – hanno dato indicazione di votare scheda bianca, invece una grandissima parte dei 5 Stelle e qualcuno degli altri due partiti hanno disubbidito e votato Mattarella. Una scelta che è anche una accusa di incapacità rispetto ai loro stessi capi, delegittimati nella scelta di un candidato: come a dire, non riuscite a scegliere e noi facciamo come vogliamo, votando Mattarella che è una garanzia anche per la sopravvivenza stessa del Movimento. Un segnale pessimo per Conte, che evidentemente non controlla affatto quello che a tutti gli effetti è diventato un partito: e probabilmente temendo un’imboscata del genere, a pochi minuti dall’inizio della votazione l’ex premier ha optato per la libertà di coscienza dei suoi grandi elettori. Anche Letta non esce di sicuro rafforzato nel suo ruolo, anzi: in tanti hanno schivato l’indicazione sulla scheda bianca e hanno scelto di dare anche al capo dem un segnale forte e chiaro.

Il secondo elemento che emerge dai 166 voti a Mattarella è ancora una volta la premessa a una seconda, forte sconfitta per il Parlamento, incapace di trovare un candidato condiviso e plausibile, come quando non riusciva a trovare un premier dopo la caduta del Conte bis e Mattarella era intervenuto affidandosi a Draghi.

Difficile comunque che il centrodestra converga sul Mattarella bis, votato sette anni fa su indicazione del centrosinistra. Potrebbe però essere l’ultima spiaggia se il Parlamento, che si sta letteralmente spappolando sotto gli occhi della nazione, davvero non sapesse più che strada intraprendere.

Di sicuro, i voti a Mattarella sono un segnale che le forze politiche non possono ignorare, lievitati in tre giorni da 39 a 125 ai 166 di oggi.

Sullo sfondo, mentre l’ipotesi Casini si allontana e sembrano già fuori gioco Cassese e Belloni, resta Mario Draghi. Che dall’incartarsi della politica potrebbe avere la spinta decisiva per l’agognato Colle: non è escluso che, trovandosi col cerino in mano, i partiti tornino proprio sull’attuale premier. Prima di tutto Salvini, a cui – tecnico per tecnico – farebbe comodo intestarsi la scelta.Mattarella a parte, le schede bianche sono state 261, 56 voti sono andati a Di Matteo, 8 a Manconi, 6 a Cartabia, 5 a Draghi, 4 ad Amato. 433 gli astenuti, mentre sono nettamente calati i voti “creativi” a personaggi improbabili, appena una ventina.

 

Per tutta la giornata continueranno incontri e vertici, ma mentre ieri sembrava quasi fatta, oggi l’accordo è più lontano.

 

L'articolo Mattarella superstar nel romanzo Quirinale: l’avvertimento dei partiti ai leader proviene da Casteddu On line.

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