Il segnale è forte e chiaro, più di quello arrivato già nei giorni scorsi. I voti al presidente uscente Mattarella arrivano a valanga, 336, anche durante la sesta votazione, finita ancora con una fumata nera. Un segnale di insofferenza dei parlamentari nei confronti dei rispettivi leader di partito, evidentemente incapaci di trovare una soluzione autorevole e condivisa. Ma mentre va in scena l’ennesima liturgia a vuoto a Montecitorio, gli incontri si fanno febbrili anche se inconcludenti.

Dopo lo schianto del centrodestra sulla candidatura della presidente del Senato Elisabetta Casellati, che tradita da 71 franchi tiratori è riuscita a incassare solo 382 voti, mandando in frantumi la coalizione di centrodestra, Matteo Salvini è in confusione totale per la spallata fallita a cui il centrosinistra ha risposto con l’astensione.

Nel tardo pomeriggio, la soluzione sembra vicina e tutti gli indizi portavano a Draghi, l’attuale premier: le parole di Letta, che raccontava una convergenza imminente anche se probabilmente non immediata, aveva suggerito che si fossero avviate le trattative anche sul nuovo governo, indispensabili per poter spostare Draghi al Colle.

Ma tempo pochi minuti e arriva il proclama di Salvini, che dopo aver incontrato Draghi e gli altri leader, vuole a tutti i costi intestarsi la scelta del nome: “Stiamo lavorando su una candidata donna, sarà una donna in gamba”. In un attimo è tornato prepotente alla ribalta il nome di Elisabetta Belloni, da 7 mesi a capo dei Servizi Segreti, prima donna ad aver sfondato il tetto di cristallo, assecondando così i sospetti di quelli che insinuavano trame fra Lega e 5Stelle: al sostegno indiscusso di Salvini si affianca rapido quello di Beppe Grillo, che in un tweet dice: “Benvenuta signora Italia, ti aspettavamo” #ElisabettaCasellati, e quello di Fratelli d’Italia. Ed è di nuovo caos: Forza Italia, Leu e Renzi si oppongono strenuamente a questa ipotesi. “Sarebbe un vulnus enorme per la democrazia eleggere a capo dello Stato chi gestisce i servizi segreti”, dice il leader di Italia Viva. “Un pericoloso precedente che non possiamo permetterci”. Il Pd ipotizza una terna di donne, oltre alla Belloni anche Paola Severino e Marta Cartabia. “Si parla tanto della candidatura di donne e poi, quando succede, si scatena la misoginia latente di questo Paese”, ha detto senza mezzi termini Giorgia Meloni, garantendo così un forte endorsment alla Belloni, curriculum incredibile e figura trasversale perché mai schierata.

Domani si ricomincia, la settima votazione è fissata per le 9.30. In quella di stasera, oltre ai 336 voti a Mattarella, ci sono state 106 schede bianche, 445 astenuti, 41 voti per Di Matteo, 9 per Casini, 8 per Manconi, 5 per Cartabia e 5 per Draghi.

Nel centrodestra, intanto, è caccia ai franchi tiratori: Giorgia Meloni si dice sicura che sia Fratelli d’Italia che la Lega sono stati ai patti, “altri no”, con chiaro riferimento a Forza Italia.

Le trattative andranno avanti tutta la notte e ancora domani, quando sono fissate altre due votazioni: primo appuntamento, per la settima votazione e con i partiti che navigano a vista, alle 9.30 a Montecitorio.

L'articolo Mattarella sbanca: 336 voti. Partiti allo sbaraglio dopo la sesta fumata nera proviene da Casteddu On line.

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