Mahmood si è ripreso prepotentemente la vetta. Sceso al secondo posto dopo la splendida esibizione di Elisa, nella terza serata grazie ai voti del pubblico è svettato nuovamente al primo posto, per la gioia di zii, cugini e amici che lo aspettano e fanno il tifo per lui a Orosei, nel nuorese, paese della madre che per seguire suo figlio a Milano, sono legati visceralmente, lì ha lasciato tutta la famiglia. Che però resta unita, anche nel nome di Mahmood, che torna in Sardegna, a casa, ogni volta che può. Terzo posto nella classifica provvisoria a Gianni Morandi, con una canzone leggera e ottimista, che incarna perfettamente il suo spirito ancora super giovanile.

Stasera quarta serata, in scena brani dagli anni ’60 ai ’90, mentre cresce l’attesa del verdetto finale. Ieri grande consenso per la tagliente ironia di Drusilla Foer, alter ego di Gianluca Corsi che ha dato vita al personaggio della nobildonna toscana. Amadeus, orfano di Fiorello e Checco Zalone, ha aperto la serata con un omaggio al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha giurato per il suo secondo mandato. A nome di “tutti quelli che lavorano al Festival”, Amadeus ha augurato buon lavoro a Mattarella, “esprimendo affetto e gratitudine”. “Per tutti noi lei è un punto di riferimento, e lo è stato anche oggi, quando nel suo discorso ha citato l’importanza della cultura e dello spettacolo”. Poi gli ha reso omaggio facendo ascoltare ‘Grande grande grande’, di Mina, e sottolineando che nel 1978 il presidente della Repubblica era tra gli spettatori dell’ultimo concerto della cantante.

Tra i momenti più attesi, l’intervento di Roberto Saviano, che ricorda le stragi di mafia di Capaci e via D’Amelio nell’anno in cui ricorre il trentennale: “Sono passati 30 anni dagli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, stasera ricordiamo ma non in modo passivo. Li rimettiamo nel cuore. Senza nostalgie ma riportandoli in vita”, ha detto in un passaggio, sottolineando poi come “la delegittimazione” di chi ha combattuto la mafia sia “il miglior alleato del silenzio” e di come le mafie usavano “screditare una persona riempiendola di fango”.

Drusilla Foer, la più attesa della serata, esordisce con la consueta ironia: vorrebbe “cantare in gara”, ma Amadeus le spiega che sarà la sua “compagna di viaggio”. “Se avessi saputo che dovevo fare la valletta sarei venuta più scosciata”, scherza. Ma chi ha avuto la pazienza di attendere il finale della serata, prima della classifica, ha potuto ascoltare parole toccanti: “Le parole sono come le amanti, quando non funzionano più vanno cambiate subito. Ho cercato una parola per sostituire diversità e ne ho trovata una convincente: unicità. Non è facile convivere con la nostra unicità. Allora dobbiamo sollevare tutte le cose che ci abitano, quelle belle e quelle brutte, e portarle in alto. E gridiamo ‘che bellezza! Tutte queste cose sono io’. E sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità. E sarà anche più probabile allora aprirsi all’unicità dell’altro. Date un senso alla mia presenza su questo palco, e tentiamo insieme il più grande atto rivoluzionario che si possa fare oggi, che è l’ascolto, l’ascolto degli altri, dell’unicità, confrontiamoci gentilmente, anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni”.

L’ospite musicale della serata è Cesare Cremonini: canta un medley di alcuni dei suoi più grandi successi e conclude tra i fuochi d’artificio.

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