Lo straordinario intervento da donatore vivente è stato eseguito alle Molinette di Torino

TORINO. Trapianto di fegato da donatore vivente alle Molinette di Torino. Una madre 43enne, medico di professione, ha donato la parte sinistra dell'organo alla figlia di 3 anni, affetta da una rara malattia congenita, salvandole la vita. La bimba, da un anno in lista d'attesa per il trapianto, era arrivata a pesare 11 chili e non poteva più attendere. Ora entrambe stanno bene.

«Un organo donato da vivente - spiega all'ANSA il direttore del Centro trapianti di fegato delle Molinette Renato Romagnoli, che ha eseguito l'intervento - è di qualità ottimale perché il tempo in cui rimane fuori corpo è breve, per cui il danno che subisce è molto limitato. Se poi la donatrice è la madre, il vantaggio è ancora maggiore. La procedura è in uso soprattutto nei paesi orientali, nel nostro Centro sugli oltre 3.600 trapianti di fegato eseguiti da quando è stato aperto solo 15 sono stati fatti con donazione da vivente. Ma sono molto contento di essere riuscito a fare questo intervento in un momento tanto difficile a causa del Covid. L'Azienda ha fatto un lavoro encomiabile senza il quale non avremmo potuto eseguire un trapianto di questo tipo in sicurezza».

«Ancora una volta - sottolinea il direttore generale della Città della Salute di Torino, Giovanni La Valle - in una situazione di grande emergenza quale quella legata al Covid-19, il Sistema sanitario regionale e la Città della Salute di Torino hanno dato una prova di capacità straordinarie». La madre donatrice sottolinea di non aver fatto un gesto eroico, ma ciò che farebbe qualsiasi genitore.

«Lo rifarei duemila volte - afferma la dottoressa, che è otorinolaringoiatra e vive con la famiglia a Cagliari - mia figlia Greta non non ha mai potuto fare una vita normale e da quando siamo entrati in lista d'attesa per il trapianto ha avuto otto ricoveri. Ora però sta bene e io chiedo solo che possa crescere, giocare e andare all'asilo. Ma soprattutto voglio che si sappia che in Italia abbiamo centri superlativi». La bambina ai primi segni di scompenso funzionale della malattia cirrotica era stata presa in carico dalla Gastroenterologia pediatrica diretta da Pierluigi Calvo, dell'ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino. Complice anche il periodo pandemico, non si erano presentate per lei offerte d'organo da donatore deceduto con le dimensioni e le caratteristiche idonee. Allora si è fatta avanti la madre. Il duplice intervento, di prelievo della parte sinistra del fegato della mamma e di trapianto dell'organo al posto del fegato malato nella bambina, è durato 12 ore. Romagnoli ha operato con la sua équipe, in collaborazione con il il direttore della Chirurgia pediatrica del Regina Margherita Fabrizio Gennari, e con l'équipe dell'Anestesia e rianimazione 2 delle Molinette, diretta da Roberto Balagna. (ANSA)

Fonte: La Nuova Sardegna

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