Era il 14 luglio del 2014, Davide Cannata, allora ventenne – nato e vissuto in Castello quartiere cagliaritano – quel giorno si preparava all’impresa di nuotare, per circa sette ore, da Villasimius allo stabilimento balneare D’Aquila, le ore diventarono 12 e l’impresa ebbe successo seppure con un vento sfavorevole.

Ha iniziato a praticare il nuoto fin da quando aveva tre anni, e agonismo all’età di otto anni, da sempre nella sua amata e insostituibile piscina Esperia.

Davide, in quell’occasione, mi disse “Nuotare sei ore al giorno, non può che farmi gioire se penso al perché lo sto facendo”.

Non vi è dubbio alcuno che il sostegno della famiglia è stato indispensabile, specialmente con uno sport come il nuoto di fondo. Ma colui che conta realmente è il nuotatore e basta, mentre in barca conta il team la sincronizzazione, l’amalgama fra la squadra.

Successivamente è iniziata l’avventura quale componente del team di Luna rossa. Oggi sappiamo come si è conclusa la sfida: sette a tre, in quel di Auckland in New Zeland.

Non ci sono solo ragazzi del “branco” ci sono anche giovani esempio per gli altri ed a loro va dato merito. Come va dato merito ai genitori Simona e Antonello, cari amici castellani doc, suoi primi tifosi, per la loro pervicacia.  

Ci incontreremo a Cagliari, con la certezza che saranno in tanti ad attendere l’arrivo, per tributare il giusto applauso.
La barca italiana ha perso: comunque sia è stato un successo.

Buon vento.

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