Legambiente, Italia Nostra, Wwf e Fai contro l’attacco al PPR
Urbanistica e tutela delle coste: chiesto un incontro in Commissione sulla proposta di legge 153

Legambiente, Italia Nostra, Wwf e Fai vogliono discutere con la IV Commissione del Consiglio regionale (Governo del territorio, ambiente, infrastrutture, mobilità) la proposta di legge n. 153 del 28 maggio scorso e le “norme di interpretazione autentica” del Piano paesaggistico regionale. Secondo le associazioni ambientaliste, la nuova norma rischia di ridurre gravemente la tutela paesaggistica, soprattutto nella fascia costiera.

“Si tratta di una proposta incomprensibile ed inaccettabile, nel merito ma anche nel metodo”, scrivono le associazioni in un documento unitario, “poiché viene proposta nel 2020 l’interpretazione autentica delle norme del PPR del 2006. In sostanza la necessità di risolvere il problema tecnico del completamento della strada Sassari-Alghero è usata come grimaldello per scardinare le norme di tutela del paesaggio”.

Gli ambientalisti ricordano che per il completamento della nuova strada Sassari-Alghero e della Olbia-Palau il MIBACT ha fornito infatti numerose proposte e prescrizioni per superare le criticità che hanno portato al parere negativo sul progetto ANAS. “È veramente sorprendente”, scrivono sempre le associazioni, “che invece di procedere al confronto in sede tecnica si cerchi di aggirare il parere del Ministero e, strumentalizzando la giusta richiesta degli abitanti di Alghero di ammodernamento della viabilità, si presenti un progetto di legge indirizzato a stravolgere la normativa di tutela paesaggistica contenuta nelle norme del PPR”.

“La proposta di legge muove da una premessa che va chiarita”, prosegue il documento firmato da Legambiente, Italia Nostra, Wwf e Fai. “A seguito della modifica operata nel 2008 al codice Urbani (D.Lgs 42/2004), l’art. 135 del codice risulta così formulato: “Lo Stato e le regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono. L’elaborazione dei piani paesaggistici avviene congiuntamente tra Ministero e Regioni, limitatamente ai beni paesaggistici di cui all’articolo 143, comma 1, lettere b, c, d), nelle forme previste dal medesimo articolo 143” “.

Il primo obiettivo di questo progetto di legge (153/2020) appare dunque quello di sottrarre alcuni beni paesaggistici alla pianificazione paesaggistica congiunta Stato-Regione, e non alle procedure di tutela paesaggistica, purché a gestione unicamente regionale.

Tale depotenziamento del PPR, sarebbe in contrasto anche con le sentenze espresse nel merito dalla Corte costituzionale. “Alle Regioni non è consentito apportare deroghe in peius rispetto ai parametri di tutela dell’ambiente fissati dalla normativa statale” (Cost. 210/2016) e “la giurisprudenza costituzionale è costante nell’affermare che la tutela dell’ambiente rientra nelle competenze legislative esclusive dello Stato e che, pertanto, le disposizioni legislative statali adottate in tale ambito fungono da limite alla disciplina che le Regioni, anche a statuto speciale, dettano nei settori di loro competenza, essendo ad esse consentito soltanto eventualmente di incrementare i livelli della tutela ambientale” (Cost. 300/2013).

“Va sempre ricordato”, proseguono le Associazioni, “che le tre materie (urbanistica, paesaggistica, ambientale) sono indissolubilmente legate e intrecciate tra di loro. È dunque possibile che, la Regione sarda adotti in futuro modifiche più permissive, benché in contrasto con il richiamato divieto di riduzione del livello di tutela. Infatti il progetto di legge 153 pone le basi perché in futuro la Regione possa promuovere autonomamente la modifica delle NTA del PPR riguardanti alcuni beni (fascia costiera, beni identitari, zone agricole, ecc.) e perfino la loro delimitazione”.

La proposta in esame contiene però anche una grave insidia – secondo gli ambientalisti – perché definisce la norma come “interpretazione autentica” del PPR. “Caratteristica delle leggi di interpretazione autentica è che esse, in quanto volte a dirimere l’incertezza interpretativa di una certa disposizione, possono avere quindi un effetto retroattivo. E infatti, secondo la volontà dei proponenti, tale effetto si verificherebbe fin dalla data di entrata in vigore del già citato decreto legislativo n. 23 del 2008. Ebbene, al di là del merito delle disposizioni contenute nel piano paesaggistico e nelle relative norme di attuazione, nessuno ha mai dubitato sul loro esatto significato in materia di fascia costiera, beni identitari e zone agricole, nella parte in cui venivano disposti vincoli eccedenti quelli previsti in ambito nazionale”.

“Riaffermiamo con forza”, concludono le Associazioni, “che la qualità del paesaggio è una delle grandi leve per il rilancio sostenibile della Sardegna, che l’andamento del Covid-19 ha dimostrato che la nostra regione può essere un caso positivo di accoglienza sicura e un luogo di vera rigenerazione dello spirito proprio perché qui è ancora possibile riconnettersi con la natura in luoghi di bellezza straordinaria”.

Mercoledì, 24 giugno 2020

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Fonte: Link Oristano

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