La Basilica di Santa Giusta

Uniche nella loro struttura vigorosa, le chiese romaniche caratterizzano anche il territorio dell’antico  Giudicato di Arborea e sono un’importante testimonianza architettonica della Sardegna. Sono otto gli edifici di culto della provincia di Oristano inseriti nel programma di itinerari e rete del romanico “Itinera Romanica”, tra Corsica, Sardegna e Toscana.

Al centro dell’itinerario, uno dei monumenti romanici più rilevanti d’Italia,  la Basilica di Santa Giusta, nel periodo del giudicato d’Arborea era una delle tre diocesi che suddividevano il territorio dal punto di vista ecclesiastico.

Intorno al territorio di Oristano anche una serie di edifici di minori dimensioni, che meritano una visita: a Nord di Oristano si possono trovare le chiese di San Paolo a Milis, Santa Sofia a San Vero Milis, Santa Maria di Bonacattu a Bonarcado, San Palmerio a Ghilarza, Santa Santa Maria della Mercede a Norbello e San Lussorio a Fordongianus. A Sud-Est del capoluogo di provincia, in Marmilla, invece, sono presenti le chiese di San Leonardo di Masullas e Santa Reparata di Usellus.

Un itinerario che merita davvero di essere percorso.

La Basilica di Santa Giusta. È ciò che rende la città di Santa Giusta, l’Othoca romana, famosa in tutta la Sardegna e non solo. La cattedrale romanica domina l’abitato dall’alto di un poggio che si trova sulla via principale della città. La si raggiunge al termine di una suggestiva scalinata. Non a caso è tra le chiese preferite dalle coppie di sposi della provincia di Oristano, che la scelgono per il giorno del loro sì.
La sua costruzione è datata dagli studiosi tra il 1135 e 1145 (non ci sono documenti che ne attestino la costruzione). L’edificio, dalle forme romaniche-pisane, molto simili a quelle del duomo di Pisa, è lungo 28 metri e largo 14 metri. Molto suggestiva è la cripta sottostante, unica del romanico sardo. All’interno sono presenti tre altarini, uno dei quali conserva le reliquie delle sante cui è intitolata la basilica: Giusta, Giustina ed Enedina.
Quando si visita Santa Giusta non si può non fare tappa allo stagno, il terzo per estensione in Sardegna (800 ettari). In estate lo specchio d’acqua è teatro della regata che viene svolta sulle imbarcazioni tradizionali dei pescatori: is fassonis.
Leggi la scheda della Basilica di Santa Giusta.

La chiesa di San Paolo a Milis. Si trova nel cimitero del paese. La particolarità della chiesa è la facciata, costruita con pietre calcaree bianche e basalto nero alternati, che spicca fra gli agrumeti della piana. Milis, infatti, è noto per le sue arance. Gli agrumeti sono presenti a breve distanza dall’abitato. Passeggiando per le vie di Milis non passa inosservato il palazzo Boyl,  attualmente sede del museo del costume e del gioiello sardo e in passato residenza estiva di personaggi come i re Carlo Felice e Carlo Alberto, ma anche Grazia Deledda e Gabriele D’Annunzio. Di palazzo in villa, si può visitare anche l’ottocentesca villa Pernis, il cui cortile ospita ogni anno la rassegna di vivaismo specializzato “Primavera in Giardino”. Altra manifestazione molto nota del paese è la rassegna dei vini novelli, in programma nel mese di novembre, che richiama un numeroso pubblico.
Leggi la scheda della chiesa di Milis.

La chiesa di Santa Sofia San Vero Milis. E’ la chiesa parrocchiale del paese e si trova nel centro abitato. Colpisce subito all’occhio il campanile che raggiunge un’altezza di 40 metri. Realizzato in blocchi di arenaria del Sinis, è tra i più alti della Sardegna. Inserita nel percorso delle chiese romaniche, la chiesa di Santa Sofia attualmente presenta solo una parte muraria riconducibile allo stile romanico, non documentata. L’edificio  è frutto di un’integrale ricostruzione in forme rinascimentali avviata nell’ultimo ventennio del XVI secolo e portata a termine nel 1604.

All’interno della chiesa si trova la statua nella Madonna di Spagna, famosa per la sua particolare storia. Mutilato e bruciato in alcune parti, il simulacro è scampato ad un rogo di arredi sacri durante la guerra civile spagnola negli anni Trenta. Gettato in mare da qualcuno che ha voluto impedirne la distruzione, è giunto nelle spiagge del Sinis trasportato dalle correnti marine, dove è stato ritrovato da un pastore di Narbolia nella primavera del 1937.

Proprio per via del legame tra il Sinis e la Spagna, il paese ha in programma un gemellaggio con la cittadina di Es Fornells.

San Vero Milis lega il suo nome a quello del Sinis  con le meravigliose spiagge, ma anche gli stagni, come quello di Sale ‘e Porcus, oasi protetta Lipu, frequentata  dai fenicotteri rosa.
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La Chiesa di San Pietro di Zuri e di San Palmerio a Ghilarza. San Pietro di Zuri è tra le chiese romaniche più famose della Sardegna. Inconfondibile per il suo colore rosso-ocra, dato dalla roccia lavica di cui è costituita, la chiesa è conosciuta da tutti per la sua particolare storia. L’edificio sacro, infatti, è stato smontato nel 1923 e ricostruito a monte del lago Omodeo, proprio a causa della costruzione del bacino artificiale. Le pietre, numerate per essere riposizionate esattamente come erano in origine, presentano ancora i segni della numerazione. La chiesa di San Palmerio a Ghilarza, invece,  si trova lungo la strada che conduce a Zuri, ai margini del centro abitato del capoluogo del Guilcer, nelle vicinanze di una torre aragonese del XV secolo e della chiesa campestre dedicata a San Giorgio. La caratteristica che più salta all’occhio della chiesa di San Palmerio è l’alternanza di pietre in basalto scuro, altre di vulcanite rossastra e altre ancora chiare.
Quando si parla di Ghilarza il pensiero corre al pensatore e politico Antonio Gramsci, che proprio nella cittadina del Guilcier ha vissuto 21 anni. Ancora oggi nel paese è possibile visitare la sua abitazione, diventata un Museo che raccoglie numerose documentazioni sulla sua vita.
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La Chiesa di Santa Maria della Mercede a Norbello. Si trova fuori dall’abitato di Norbello. Sobria e compatta, è un piccolo edificio realizzato in una conca alberata al di sotto del piano stradale, che sembra affiorare tra le case del paese. La chiesa è realizzata su una necropoli alto-medievale risalente al VI–VII secolo.
Particolarità da non perdere a Norbello, non direttamente legato alla storia della Sardegna, è il museo dell’immagine e del design interattivo (Midi), che racconta la nascita e la storia del fumetto e ne espone quasi 5000 pezzi.
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La Chiesa di San Lussorio a Fordongianus. Si trova poco prima del centro abitato di Fordongianus, antica città romana di Forum Traiani, su una collinetta che domina una vallata. La chiesa è circondata dalle “cumbessias”, le piccole abitazioni per l’alloggio dei pellegrini. La chiesa è stata edificata sopra un santuario di età tardoantica e bizantina, che è stato incorporato nella chiesa come cripta. Al suo interno sono ancora presenti frammenti di mosaici  del IV-VI secolo e di affreschi dell’VIII secolo.  All’ingresso è presente un’iscrizione in latino di epoca medievale, che ricorda il martirio di Lussorio, al quale la chiesa è dedicata.
Non si può passare per Fordongianus senza una tappa alle antiche Terme Romane, risalenti al I secolo d.C. Nei pressi della riva sinistra del fiume Tirso, sono visitabili una piscina rettangolare con lati porticati e lo spogliatoio. Lo stabilimento era alimentato dalla vicina sorgente di acqua calda, che ancora oggi sgorga con una temperatura che supera i 50°.
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La chiesa San Leonardo di Masullas. È una piccola chiesa nel centro abitato. È stata edificata nella prima metà del XII secolo in blocchi di pietra arenaria. Di altezza modesta, colpisce subito l’occhio il campanile a vela.
Masullas fa parte dei borghi autentici d’Italia. Il suo territorio occupa una suggestiva porzione del parco del monte Arci, che comprende il parco dell’ossidiana di Conca ‘e Cannas, il maggior giacimento sardo di ‘oro nero’ preistorico. Nel centro abitato, ospitato nell’ex convento di San Francesco si trova il GeoMuseo, esposizione di minerali e fossili, che raccontano l’evoluzione geologica della Marmilla.
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La chiesa Chiesa di Santa Reparata a Usellus. È stata eretta sui ruderi romani, nel colle di Donigala. Ha tre navate e facciata sormontata da un campanile a vela. Intorno al sagrato, ci sono  le cumbessias, alloggi dei fedeli durante novene e festa.
Oltre a Santa Reparata, un altro edificio di culto campestre è la chiesa di Santa Lucia. Vicino alla chiesa sorgono la tomba di Giganti di Matrox’e Bois e il complesso nuragico di Santa Lucia, il maggiore dei nove nuraghi del territorio.
Altra testimonianza romana nel paese è il ponte nella località su Forraxi e la rete viaria ben conservata. Il centro storico del paese conserva numerose case con lollas, i porticati, aperte su cortili acciottolati che si affacciano sulle vie con grandi portali. A due chilometri dal paese, c’è  la borgata di Escovedu, dov’è possibile vedere la chiesa di sant’Antonio da Padova e la cantina sociale del paese.
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La Chiesa di Santa Maria di Bonacattu a Bonarcado. La chiesa di trova nella parte alta dell’abitato, su un’area verde, in prossimità di una fonte d’acqua. Il sito del piccolo santuario è uno dei primissimi edifici cristiani in Sardegna, ma affonda le radici al periodo nuragico. Il santuario è stato costruito con i resti di un edificio termale di epoca romana.
La chiesa dal 2011 è riconosciuta come Basilica Minore ed è meta di numerosi fedeli che arrivano da tutta la Sardegna. In provincia l’altra nota Basilica dedicata alla Madonna è quella di Donigala, dedicata alla Madonna del Rimedio.
Il territorio di Bonarcado è spesso meta di numerosi visitatori che accorrono per visitare uno dei luoghi più suggestivi del Montiferru: la cascata di “Sos Molinos”, immersa nella natura. Il paese è famoso per le ciliegie, alle quali nel mese di giungo dedica una sagra.
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Sabato, 24 ottobre 2020

(Questa pagina è realizzata in collaborazione con l’Assessorato al turismo della Regione Sardegna)

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Fonte: Link Oristano

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