di Attilio Dedoni
Animatore del Movimento Popolare Civico

Le beghe di pollaio le lascio al coordinatore regionale dei riformatori sardi che pare se ne intenda, e comunque ci sarà occasione e tempo per entrare nel merito e nei dettagli che segnano le fratture politiche come la frana di Bonorva. Noi ci siamo sempre occupati di politica che fosse legata a questa provincia e a tutti i territori della Sardegna e vogliano continuare a essere attenti osservatori delle condizioni e delle situazioni in cui vive il popolo sardo, soprattutto in questo frangente di pandemia.

Questo maledetto coronavirus, ha messo in risalto, se ancora ce ne fosse bisogno, le disastrose condizioni della struttura e della gestione sconsiderata dei servizi sanitari. Se Oristano ed il centro Sardegna sono l’epicentro di un terremoto organizzativo e gestionale riguardante la salute pubblica, è indubbio che coloro i quali approfittando del loro ruolo hanno fatto e misfatto, debbono essere chiamati a risponderne.

Ricordo con precisione, e almeno lo lascio quale memoria ai nuovi consiglieri regionali, e che le registrazioni avvenute in aula potranno sempre e comunque certificare, che quotidianamente, all’or quando si parlava di riforma sanitaria, precisando che non proprio di riforma si trattasse ma che comunque come per una casa non si inizia a costruire dal tetto, bensì ponendo solide fondamenta e poi nella elevazione affinare il resto della costruzione, cosi altrettanto doveva essere per la riforma.

Oggi noi ci troviamo in questo guazzabuglio organizzativo e strutturale proprio perché si è costruito a rovescio, e cioè iniziando del tetto anziché dalle fondamenta, annullando, quindi la medicina di base, la presenza dei distretti e non mantenendo l’attività nei piccoli ospedali diffusi nel territorio regionale, in compenso si è provveduto a mantenere e rafforzare grossi ospedali, fonte di appetiti e importanti prede da appendere al carniere dei tagliatori di teste.

Basti pensare che si è riusciti a ridurre ai minimi termini anche un ospedale di prima qualità ed alta specializzazione come il Brotzu, oppure gli ospedali universitari di Cagliari e Sassari con tutti i relativi bisticci fra istituzioni, ma ancor di peggio, incuranti dei dolori dei poveri malati, soprattutto quelli oncologici e/o di malattie rare, si è provveduto ad accorpamenti e disfacimenti. Ora uscirne non sarà facile, e tutto pagherà la pandemia, ma la competenza, la professionalità e l’intesa verranno mai utilizzate per poter riprendere il cammino e sollevarci dal pantano in cui ci troviamo! Non voglio dire molto su Oristano perché basta ricordare che c’è carenza di medici in tutte la specializzazioni all’interno dell’ospedale ove mancano infermieri professionali e OSS, dove non si può operare che una volta la settimana in chirurgia, ed il pronto soccorso che non si riesce a tenere aperto per una settimana consecutiva.

Per carità di Dio non tocchiamo il tasto relativo ai medici di famiglia, pediatri e gerontologi, e non sono stati rafforzati i servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (Adi), poveri anziani, disabili, malati terminali e comunque tutti coloro che sono costretti a letto nelle loro abitazioni. Si potrebbe continuare anche con l’inefficienza burocratica e delle commissioni necessarie a dare risposte e servizi, speriamo che l’assessore regionale si riprenda dal collasso depressivo che lo ha avvolto nella gestione di quell’assessorato. Purtroppo, nonostante tutto il battage pubblicitario, siamo ancora lontani dal vedere il compimento dello screening e dell’auspicato, desiderato e voluto vaccino anti-corona virus per tutto il popolo sardo

Venerdì, 12 marzo 2021

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Fonte: Link Oristano

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