Cagliari

L’assessore regionale Gianni Lampis soddisfatto dai progressi fatti nel 2020 annuncia i prossimi obiettivi

L’Oristanese si conferma la provincia che più si distingue in Sardegna per la quantità di rifiuti differenziati (79,39%). E l’isola è la seconda regione italiana che fa meglio di tutti. È quanto emerge dal rapporto del 2020 sulla gestione dei rifiuti urbani in Sardegna, presentato stamane a Cagliari dall’assessore regionale della Difesa dell’ambiente, Gianni Lampis, che fra l’altro ha confermato il meccanismo premialità/penalità e la volontà di incentivare l’adozione della tariffa puntuale.

“Grazie all’impegno costante di cittadini, amministrazioni locali e Regione”, ha detto Lampis, “nel 2020 la Sardegna si è confermata, come certificato anche dall’Ispra, la seconda regione in Italia per la quantità di rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata rispetto alla quantità totale di rifiuti prodotti”.

Lo studio è stato predisposto dall’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. E dice che – rispetto al 2019 – la percentuale di raccolta differenziata è aumentata dal 72,9% al 74,22% (+1,32), determinando un identico incremento della percentuale di rifiuti avviati a riciclo.

Lampis ha illustrato anche alcuni dati territoriali: 79,39% di raccolta differenziata nella provincia di Oristano, 78,05% in quella di Nuoro, 77,76% nel Sud Sardegna, 73,30% nella Città metropolitana di Cagliari, 70,34% nella provincia di Sassari.

È aumentato il numero dei comuni che hanno superato l’obiettivo di legge del 65%: sono ormai 366 su 377, per una popolazione complessiva del 91%. “Un risultato in cui spicca quanto fatto da Cagliari”, ha sottolineato l’assessore della Difesa dell’ambiente, “che ha migliorato il proprio dato di circa 5 punti percentuali (69,94%). Inoltre, 144 comuni hanno superato l’80% di raccolta differenziata”.

“A livello provinciale, tutti i territori hanno superato il 70%”, ha dichiarato ancora Lampis, “compresa, per la prima volta, la provincia di Sassari, nonostante la prestazione non ancora efficace del capoluogo, unico centro sardo sopra i 30.000 abitanti a non aver adottato il porta a porta estensivo su tutto il territorio e a non aver raggiunto il 60% di raccolta differenziata”.

“I comuni che hanno superato la percentuale dell’80% si confermano quelli interessati da importanti flussi turistici”, ha detto l’esponente della Giunta regionale, “come Orosei, Siniscola e Tortolì, affiancati da alcuni meno popolosi, come Monti, Sant’Antonio di Gallura e Ussassai, nonché da interi territori nei quali i servizi di raccolta sono gestiti in maniera associata, come l’Associazione dei Comuni di Irgoli, Loculi, Onifai e Galtellì, la Comunità montana del Gennargentu Mandrolisai (Aritzo, Atzara, Austis, Belvì, Desulo, Gadoni, Meana Sardo, Ortueri, Sorgono, Teti e Tonara) e l’Unione della Trexenta (Gesico, Guamaggiore, Guasila, Ortacesus, Pimentel, Selegas, Senorbì, Siurgus Donigala e Suelli)”.

Gianni Lampis
Gianni Lampis - Foto Ufficio Stampa Regione Sardegna

I risultati del 2020 sono stati condizionati dalla pandemia: la produzione complessiva dei rifiuti urbani è diminuita di circa 26.000 tonnellate rispetto al 2019, dato verosimilmente legato alle minori presenze turistiche nell’isola. Sono diminuiti sia il totale dei rifiuti avviati a smaltimento, sia il totale di quelli avviati a riciclo. Calate le quantità raccolte di frazione organica (-2%), frazione verde (-7%), vetro (-5%), carta (-4%), plastica (-1%), tessili (-5%) e ingombranti (-11%). Mentre sono in significativa crescita gli imballaggi in metallo (+11%), i metalli (+4%), il legno (+4%), i rifiuti elettronici, (+4), gli inerti (+10%), gli oli (+14%) e lo spazzamento stradale (+10%).

L’incremento della raccolta differenziata regionale ha determinato un miglioramento della percentuale di rifiuti urbani avviati a riutilizzo e a riciclo (58% e 64%), che già si attestava su valori superiori all’obiettivo di legge, fissato al 50% per il 2020.

“Oltre i tanti risultati positivi”, ha commentato Lampis, “si intravede qualche ombra. Preoccupa la tendenza dei conferimenti impropri nel circuito pubblico. Per questo è necessario completare l’attuazione degli interventi che possono determinare ulteriori riduzioni. È fondamentale accompagnare i comuni verso l’introduzione della tariffa puntuale, in modo da ottenere una distribuzione dei costi per i cittadini più equa e rispettosa del principio ‘chi inquina paga’. Preoccupa anche il dato relativo alla diminuzione dei rifiuti avviati alla termovalorizzazione, con conseguente incremento delle quantità di rifiuti urbani da conferire direttamente in discarica, a causa dei lavori di ristrutturazione dei termovalorizzatori. In particolare, ci sono ritardi nel termovalorizzatore di Macomer e nella realizzazione degli ampliamenti di alcune discariche”.

“Il risultato finora raggiunto ci fa ben sperare per il conseguimento degli obiettivi del piano regionale, l’80% di raccolta differenziata e il 70% di riciclo nel 2022”, ha concluso Lampis, “ma non dobbiamo abbassare la guardia. Sarà compito della Regione attuare le rimanenti azioni del piano per consolidare e migliorare i risultati, portando i comuni che non hanno ancora adottato sistemi efficienti di raccolta a ridurre le quantità avviate a smaltimento e rendendo la gestione dei rifiuti urbani più efficace ed efficiente in tutte le fasi, dalla raccolta al trattamento. Verrà mantenuto il meccanismo premialità/penalità, incentiveremo l’adozione della tariffa puntuale e completeremo la dotazione territoriale di infrastrutture impiantistiche necessarie per rendere la nostra economia sempre meno lineare e sempre più circolare. Per quanto riguarda i territori ad alta densità turistica, stiamo valutando l’ipotesi di finanziare ecocentri costieri e isole ecologiche controllate, che in collaborazione con gli enti locali possano contribuire a migliorare le percentuali della raccolta differenziata regionale”.

Mercoledì, 9 febbraio 2022

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Fonte: Link Oristano

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