La porta principale per entrare nella storia della Sardegna, tra Losa e Santa Cristina
Alla scoperta del grande nuraghe di Abbasanta e del pozzo sacro di Paulilatino

La porta principale per entrare nella storia della Sardegna si trova al centro dell’Isola, tra Abbasanta e Paulilatino, sull’altopiano rinverdito dalle querce da sughero e dagli olivastri e annerito dalle pietre di basalto. E’ una porta che si apre sue due delle principali testimonianze archeologiche della Sardegna: il nuraghe Losa e il pozzo sacro di Santa Cristina.

Chi arriva da Nord trova il nuraghe Losa a poche decine di metri dalla confluenza tra la Statale 131 Carlo Felice e la Statale 131 Dcn, Diramazione centrale nuorese.

“Il complesso nuragico appare isolato e maestoso, sembra quasi un panettone sulla tavola”, come scherzosamente ha detto l’archeologo della Sovrintendenza Alessandro Usai alla rivista Antas. E’ un simbolo. Rappresenta il centro della Sardegna, il centro della sua storia che porta al popolo dei nuragici, 1500 – 1200 anni prima della nascita di Cristo.

Una delle peculiarità del nuraghe Losa è sicuramente la sua fruibilità: la struttura trilobata, attorniata dal vecchio villaggio, è in buono stato. Lo si può visitare all’interno, addirittura raggiungendo la sommità, da dove si scorge un bellissimo panorama.

Il nome originario del nuraghe Losa  “nurache ‘e losas”, significa “nuraghe delle tombe”, e fa riferimento alle urne cinerarie romane scavate nella roccia ai margini dell’area in cui sorge. Fu il primo in Sardegna a diventare oggetto di approfondito studio da parte degli archeologi. Venne acquisito dallo Stato nel 1893. Fu al centro di scavi e di un meticoloso lavoro di recupero proseguito a cavallo dei secoli, grazie al quale quelle grandi pietre ritrovarono la giusta maestosità dopo centinaia e centinaia d’anni di abbandono. Oggi è gestito dalla cooperativa Paleotour. Nel sito internet dedicato si trovano tantissime informazioni interessanti e utili per approfondire, per programmare una visita, per essere partecipi delle iniziative che proprio la coop organizza periodicamente nell’area del nuraghe.

“In questi giorni proponiamo una esperienza eccezionale, legata alla notte di San Lorenzo, alle stelle cadenti”, spiega Patrizia Carta, presidente della cooperativa Paleotour. “Dal nuraghe Losa andremo proprio alla scoperta delle stelle, alla scoperta del significato che avevano per i nostri antenati. I visitatori dovranno portarsi da casa un materassino o una stuoietta. Potranno distendersi nello spiazzo vicino al nuraghe e grazie anche all’impiego di un puntatore laser navigare nel cielo stellato. Domenica 9 agosto, dalle 21.30, ci farà da guida l’astrofisica Barbara Leo, mentre mercoledì 12 agosto, sempre dalle 21.30, avremo l’astrofisico Fabrizio Pedes che, appunto, si soffermerà maggiormente sulle costellazioni e i miti raccontati dai sardi”.

Al nuraghe Losa questo tipo di attività non sono una novità. La cooperativa Paleotour promuove La Giornata D al Nuraghe Losa, in occasione della Giornata internazionale della donna: archeologia al femminile cucita con un filo d’arte; poi i Giochi di Primavera al Nuraghe Losa, per imparare con l’archeologia e vivere la primavera godendosi le prime giornate di sole. Non solo al nuraghe Losa, volendo, ci si può anche sposare, come accaduto a una coppia due anni fa. Uno scenario davvero suggestivo, inserito nel verde dell’agro di Abbasanta.

A pochi chilometri di distanza, invece, si può visitare la borgata di Sant’Agostino, con i tradizionali “muristenes”, sede della grande festa annuale dedicata al Santo; attorniata dal parco, meta prediletta degli scout. E ancora è da citare la struttura di Tanca Regia, che per secoli è stata la più importante struttura di allevamento del cavallo in Sardegna e ora è gestita dall’agenzia Agris Sardegna ed è sede di importanti eventi di equitazione.

Nel paese di Abbasanta, invece, è aperto il Museo etnografico che racconta la vita contadina locale.

Foto Archeotour

Proseguendo il viaggio verso il Sud dell’isola e tenendo aperta la porta sulla storia della Sardegna, appena dopo l’abitato di Paulilatino, lungo la Statale 131, si raggiunge il villaggio di Santa Cristina che custodisce l’affascinante pozzo sacro ed è circondato da olivastri.

“Il più rappresentativo, meglio conservato, suggestivo, nonché misterioso tempio a pozzo nuragico della Sardegna”: questa descrizione riassume davvero bene valore e significato del pozzo sacro. Più che raccontarlo con le parole è bene farlo con le immagini.

Il pozzo di Santa Cristina è legato al culto delle acque, alle popolazioni nuragiche vissute migliaia di anni prima di Cristo. In questi luoghi quelle popolazioni compivano riti, vivevano alcuni dei momenti più importanti della loro esistenza. E su quel passato si intrecciano tanti studi, molti dei quali fanno leva su affascinanti simbologie. L’acqua, ad esempio, che si sposa con la luce e col sole.

A gestire il compendio è la cooperativa Archeotour che ugualmente ha un sito internet dedicato con tante utili informazioni. Spiega Massimo Muscas, il presidente della cooperativa: “Nel mese di settembre dal 21 al 23, a mezzogiorno, e nel mese di marzo dal 18 al 21 alle 11 del mattino, in occasione degli equinozi, il sole illumina perfettamente il fondo del pozzo, passando per il vano scale. Il sole, con i suoi raggi, si riflette dentro il pozzo sino a toccare l’acqua. In questa circostanza l’osservatore, mentre guadagna gli ultimi 6 scalini interni, viene accompagnato da due ombre: una si proietta nell’acqua, l’altra discende dalla camera a tholos a testa in giù. Il fenomeno, è ovvio, desta molta meraviglia in chi lo vive”.

Non solo. “Ogni 18,6 anni”, spiega ancora Massimo Muscas, “in periodo di lunistizio maggiore, la luce della luna raggiunge lo specchio d’acqua riflettendosi perpendicolarmente attraverso il foro del diametro di circa 30 cm della camera a tholos. Teorie che prendono piede dal 1972 per intuizione di Carlo Maxia e Lello Fadda col supporto dell’astronomo Edoardo Proverbio. Teorie che portano in Sardegna, nel 2005, il Professor Arnold Lebeuf autore, nel 2011, dopo 5 anni di studi, del libro “Il pozzo di Santa Cristina un osservatorio lunare”.

Il pozzo di Santa Cristina può essere visitato e così il villaggio che attorno si sviluppa. C’è l’omonima chiesetta con i “muristenes”, il nuraghe, la capanna allungata: costruzione particolare che per molti aspetti ricorda il corridoio delle tombe dei giganti. Testimonianze che accavallano secoli e millenni.

Santa Cristina è anche luogo di incontri e una sala convegni che si trova nel complesso ne fa una meta preferita da associazioni e organizzazioni per i loro meeting.

Chi volesse raggiungere il vicino paese di Paulilatino può visitare il Museo archeologico – etnografico Palazzo Atzori. Nel paese c’è anche uno dei teatri più belli della Sardegna, dedicato a Grazia Deledda. Inoltre, di recente, è stata realizzato Bivi, il giardino sensoriale, per iniziativa di Simona Firinu. Composto da tante essenze, si trova  all’ingresso di Paulilatino, a 300 metri dall’uscita della SS 131.

Tipici di Paulilatino sono il buon pane di semola e la carne melina. Ma anche i tappeti e le opere dell’artigianato artistico in basalto, legno e ferro.

Da ricordare il simpatico soprannome attribuito al paese: “Prantaferru”, piantatore di ferro. L’origine è legata a una vecchia vicenda. L’ingegner Carlo Davis, impresario incaricato nel 1826 del prosciugamento della palude che attorniava il centro abitato, stipulò con il comune di Paulilatino una convenzione mediante la quale si assumeva l’onere di prosciugare completamente la palude a patto che il comune gli concedesse per 16 anni la terra prosciugata che lui poi sfruttò diventando allevatore di vaccini. E proprio per questi animali, che avevano l’esigenza di grattarsi per mandar via le zecche, fece piantare dei pali di ferro nella terra. I passeggeri dei treni che dovevano fermarsi in attesa della via libera per entrare nella stazione non comprendendo lo scopo di questi pali, esclamavano: “Là, sos paulesos maccos prantande su ferru” (guarda i paulesi matti che piantano il ferro). Da qui il soprannome “Prantaferru” al paese di Paulilatino. Ancora oggi, il binomio Paulilatino – “Prantaferru” è inscindibile, dando spunto anche al noto poeta Francesco Scarpa che usava firmarsi con questo pseudonimo.

Abbasanta
Alcune segnalazioni su dove mangiare: Ristorante Su Carduleu; Ristorante Trattoria “Le Plaisir” di Valentina Vecchini
Alcune segnalazioni su dove dormire: B&b Losa Abbasanta; B&b Annabarbara; Hotel Su Baione; Regia Hotel

Paulilatino
Alcune segnalazioni su dove mangiare: Ristoria Da Gianky; Esposito Daniela – Bar Pizzeria
Alcune segnalazioni su dove dormire: Albergo diffuso “Bisos – Ospitalità Diffusa Ecosostenibile; B&B Gerani rossi;
B&B La casetta di via Pia

Sabato, 8 agosto 2020

(Questa pagina è realizzata in collaborazione con l’Assessorato al turismo della Regione Sardegna)

 

 

 

 

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Fonte: Link Oristano

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