La paura è una fila di auto lunga chilometri davanti al Mater Olbia. Tutti in coda per fare un tampone che anestetizzi il terrore. Un’istantanea che da sola basta a stroncare i negazionisti e a far capire che il coronavirus è ritornato, al di là dei tentativi di minimizzare e razionalizzare. 91 contagi in 24 ore fanno comprendere che la Sardegna non ha sviluppato gli anticorpi per uscire indenne dalla sua strana estate fatta di mascherine ed ettolitri di gel disinfettante. Un’estate blindatissima fino a giugno, sbragatissima fino a qualche giorno fa. L’isola non fa paura, né è il vettore del contagio globale del Paese.@1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

La Sardegna è stata per settimane, e un po’ lo è ancora, il pentolone in cui si sono rimescolati centinaia di migliaia di turisti. Stretti tra le strade di Alghero, tra le spiagge di Porto Cervo, tra villaggi turistici più popolati di un paese, tra le discoteche della Costa Smeralda. Tutti convinti di essere in una zona franca. In una magica isola covid free in cui il virus va via dopo un sorso di mirto. Ma la gioventù invincibile è inciampata nel contagio di massa. Lombardi, veneti, laziali, a migliaia nei centri più frequentati dell’isola, tutti arrivati nell’isola senza controlli. Era quasi scontato che qualcuno di loro potesse essere positivo, magari asintomatico. Il resto delle polemiche su una Sardegna epicentro del contagio può al massimo essere utile come clava elettorale.@1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

Ora è indispensabile filtrare le notizie dalla polemica tossica che distorce la reale percezione delle cose. Perché la prima vera domanda da farsi è cosa si è sbagliato in questi mesi? La Sardegna ha venduto la sua immagine turistica come l’isola covid free. Un assessore regionale martellava sul suo slogan, forse non azzeccatissimo: «Si arriva sani e si parte più sani». Ora i quotidiani nazionali la indicano come la grande falla del sistema, come l’epicentro dei contagi, come se la sua aria bastasse per impestare i vacanzieri al loro arrivo. In queste settimane una quota di turisti torna a casa e scopre di essere positiva. La prima parte dell’estate è stata virtuosa. Pochi contagi e massima cautela. Poi la battaglia politica si è impossessata dell’emergenza covid. C’è stata la corsa ad aprire tutto. Confini tra regioni, discoteche, luoghi di grande assembramento. Tutto senza una reale strategia di controllo. @1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

Forse è sbagliato parlare di un caso Sardegna, che resta la 14esima regione per numero di contagi totali, ma è certo che la politica in queste settimane ha dimostrato di avere una grande responsabilità nella crescita dei contagi nell’isola. Spesso le posizioni di Regione e governo sul covid sono state condizionate più dagli schieramenti di appartenenza che dalla attenzione alle regole salvacontagio. Solinas voleva i test all’ingresso, Roma ha detto no al passaporto sanitario. Il governatore ha riaperto le discoteche, al di là dei dubbi che arrivavano dai comitati scientifici e da una parte della maggioranza al governo. Si è passati dal divieto di mettere piede in spiaggia, al vicino di ombrellone che rischia di sedersi sulle ginocchia del malcapitato turista. Dalla claustrofobia del tutto chiuso alla follia della folla che si riversa la notte come un fiume nei centri delle località di mare. Dai guanti in lattice agli abbracci. @1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

E anche lo scontro tra la Sardegna e il Lazio di questi giorni sembra inquinato dalla campagna elettorale. Le Regionali in parte del Paese e le suppletive in Sardegna hanno radicalizzato le posizioni e indirizzato le scelte dei governatori. E pazienza se in questa spaccatura si è inserito e moltiplicato il coronavirus, e se la Sardegna registra un nuovo boom di contagi. Il lockdown è un telo nero che rischia di avvolgere l’autunno nell’isola, ma la politica sembra non rendersi conto che il virus è già pronto a richiudere i sardi dentro le loro case. Agitata dalla conquista delle poltrone non teme di far stramazzare la Sardegna sul selciato della povertà. @1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

 

La paura è una fila di auto lunga chilometri davanti al Mater Olbia. Tutti in coda per fare un tampone che anestetizzi il terrore. Un’istantanea che da sola basta a stroncare i negazionisti e a far capire che il coronavirus è ritornato, al di là dei tentativi di minimizzare e razionalizzare. 91 contagi in 24 ore fanno comprendere che la Sardegna non ha sviluppato gli anticorpi per uscire indenne dalla sua strana estate fatta di mascherine ed ettolitri di gel disinfettante. Un’estate blindatissima fino a giugno, sbragatissima fino a qualche giorno fa. L’isola non fa paura, né è il vettore del contagio globale del Paese.@1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

La Sardegna è stata per settimane, e un po’ lo è ancora, il pentolone in cui si sono rimescolati centinaia di migliaia di turisti. Stretti tra le strade di Alghero, tra le spiagge di Porto Cervo, tra villaggi turistici più popolati di un paese, tra le discoteche della Costa Smeralda. Tutti convinti di essere in una zona franca. In una magica isola covid free in cui il virus va via dopo un sorso di mirto. Ma la gioventù invincibile è inciampata nel contagio di massa. Lombardi, veneti, laziali, a migliaia nei centri più frequentati dell’isola, tutti arrivati nell’isola senza controlli. Era quasi scontato che qualcuno di loro potesse essere positivo, magari asintomatico. Il resto delle polemiche su una Sardegna epicentro del contagio può al massimo essere utile come clava elettorale.@1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

Ora è indispensabile filtrare le notizie dalla polemica tossica che distorce la reale percezione delle cose. Perché la prima vera domanda da farsi è cosa si è sbagliato in questi mesi? La Sardegna ha venduto la sua immagine turistica come l’isola covid free. Un assessore regionale martellava sul suo slogan, forse non azzeccatissimo: «Si arriva sani e si parte più sani». Ora i quotidiani nazionali la indicano come la grande falla del sistema, come l’epicentro dei contagi, come se la sua aria bastasse per impestare i vacanzieri al loro arrivo. In queste settimane una quota di turisti torna a casa e scopre di essere positiva. La prima parte dell’estate è stata virtuosa. Pochi contagi e massima cautela. Poi la battaglia politica si è impossessata dell’emergenza covid. C’è stata la corsa ad aprire tutto. Confini tra regioni, discoteche, luoghi di grande assembramento. Tutto senza una reale strategia di controllo. @1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

Forse è sbagliato parlare di un caso Sardegna, che resta la 14esima regione per numero di contagi totali, ma è certo che la politica in queste settimane ha dimostrato di avere una grande responsabilità nella crescita dei contagi nell’isola. Spesso le posizioni di Regione e governo sul covid sono state condizionate più dagli schieramenti di appartenenza che dalla attenzione alle regole salvacontagio. Solinas voleva i test all’ingresso, Roma ha detto no al passaporto sanitario. Il governatore ha riaperto le discoteche, al di là dei dubbi che arrivavano dai comitati scientifici e da una parte della maggioranza al governo. Si è passati dal divieto di mettere piede in spiaggia, al vicino di ombrellone che rischia di sedersi sulle ginocchia del malcapitato turista. Dalla claustrofobia del tutto chiuso alla follia della folla che si riversa la notte come un fiume nei centri delle località di mare. Dai guanti in lattice agli abbracci. @1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

E anche lo scontro tra la Sardegna e il Lazio di questi giorni sembra inquinato dalla campagna elettorale. Le Regionali in parte del Paese e le suppletive in Sardegna hanno radicalizzato le posizioni e indirizzato le scelte dei governatori. E pazienza se in questa spaccatura si è inserito e moltiplicato il coronavirus, e se la Sardegna registra un nuovo boom di contagi. Il lockdown è un telo nero che rischia di avvolgere l’autunno nell’isola, ma la politica sembra non rendersi conto che il virus è già pronto a richiudere i sardi dentro le loro case. Agitata dalla conquista delle poltrone non teme di far stramazzare la Sardegna sul selciato della povertà. @1,3,60,0,1,0,0,0,4,97,0,blu>@filo-0.5,0,3,0,0,0,0>

 

Fonte: La Nuova Sardegna

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