SASSARI. Il Romanzo Quirinale ha uno strappo nella trama. Mattarella dà la scossa, in un momento di palude istituzionale si prende sulle spalle la responsabilità di un Paese e mette in campo il governo del Presidente. La chiamata di Mario Draghi al Colle non è una scelta facile, né scontata. La strada del premier Giuseppe Conte era diventata un vicolo cieco. Matteo Renzi aveva deciso di staccare la spina all’“avvocato del popolo” e in queste settimane è andata in onda la lenta agonia dell’esecutivo.

Il mandato esplorativo di Roberto Fico è servito per certificare che il Conte ter non aveva possibilità di nascere. Il peso nebbia dei Responsabili rendeva troppo fragile una maggioranza incerta e flebile. Mattarella ha scelto la via della responsabilità. Le elezioni avrebbero messo in ginocchio una nazione già devastata dalla pandemia. Impensabile lasciare l’Italia per almeno tre mesi senza un governo. Mesi chiave in cui si decide il futuro delle risorse del recovery fund, in cui la vaccinazione di massa potrà davvero dare la possibilità di uscire dall’emergenza Coronavirus, in cui l’economia potrebbe subire un tracollo devastante.

Serviva una sterzata netta. Mattarella ha avuto il coraggio di darla. E anche la scelta di Draghi fatta dal presidente è un segnale ai partiti. Stop ai litigi, alle discussioni sulle poltrone e al valzer dei ministeri. Nel grande inverno della politica italiana, Mattarella scatena Draghi.La figura di un tecnico super partes è una garanzia e anche un’apertura verso una maggioranza più ampia dei confini degli schieramenti. Un governo di unità nazionale, di salvezza nazionale che deve far uscire il Paese dall’emergenza covid. Mattarella ha parlato di “governo di alto profilo”, ed è proprio questa la chiave che il presidente ha scelto per aprire la porta di Palazzo Chigi all’ex presidente della Bce.

Draghi ha un curriculum europeo che mette l’Italia al riparo dalla diffidenza dei suoi alleati nell’Unione Europea. Ma Draghi ha mostrato di gestire già in passato le crisi dei Paesi dell’Unione. Il quantitative easing è una sua creazione, ed è servito nel cuore della crisi economica dell’Ue a mantenere in piedi le economie dei governi europei. Draghi in questi anni si è mantenuto lontano dai partiti, ma paradossalmente molte delle sue scelte in campo economico sono state profondamente politiche. Mattarella si affida alla sua esperienza per creare un governo che abbia un orizzonte più ampio, e una maggioranza più larga, del debole esecutivo Conte, nato e sopravvissuto in questi mesi alla fragile alleanza tra Pd e 5 Stelle.

Un finale che sembrava inevitabile, con il centrodestra che in queste settimane ha ripetuto un unico, sterile, e stanco mantra: elezioni. E sembra pensare più a capitalizzare consensi dalla disperazione di una nazione in lockdownn che lavorare per il suo benessere. Il Pd e i 5 Stelle si sono agitati per salvare in qualsiasi modo i resti di un governo già finito, anche con improbabili maggioranze tenute insieme dalla colla da poltrona. In questo quadro di nanismo politico a giganteggiare è la figura di Mattarella. Il presidente sembra essere l’unico a non avere paura. Prende una decisione pesante, l’unica possibile per garantire un futuro all’Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

SASSARI. Il Romanzo Quirinale ha uno strappo nella trama. Mattarella dà la scossa, in un momento di palude istituzionale si prende sulle spalle la responsabilità di un Paese e mette in campo il governo del Presidente. La chiamata di Mario Draghi al Colle non è una scelta facile, né scontata. La strada del premier Giuseppe Conte era diventata un vicolo cieco. Matteo Renzi aveva deciso di staccare la spina all’“avvocato del popolo” e in queste settimane è andata in onda la lenta agonia dell’esecutivo.

Il mandato esplorativo di Roberto Fico è servito per certificare che il Conte ter non aveva possibilità di nascere. Il peso nebbia dei Responsabili rendeva troppo fragile una maggioranza incerta e flebile. Mattarella ha scelto la via della responsabilità. Le elezioni avrebbero messo in ginocchio una nazione già devastata dalla pandemia. Impensabile lasciare l’Italia per almeno tre mesi senza un governo. Mesi chiave in cui si decide il futuro delle risorse del recovery fund, in cui la vaccinazione di massa potrà davvero dare la possibilità di uscire dall’emergenza Coronavirus, in cui l’economia potrebbe subire un tracollo devastante.

Serviva una sterzata netta. Mattarella ha avuto il coraggio di darla. E anche la scelta di Draghi fatta dal presidente è un segnale ai partiti. Stop ai litigi, alle discussioni sulle poltrone e al valzer dei ministeri. Nel grande inverno della politica italiana, Mattarella scatena Draghi.La figura di un tecnico super partes è una garanzia e anche un’apertura verso una maggioranza più ampia dei confini degli schieramenti. Un governo di unità nazionale, di salvezza nazionale che deve far uscire il Paese dall’emergenza covid. Mattarella ha parlato di “governo di alto profilo”, ed è proprio questa la chiave che il presidente ha scelto per aprire la porta di Palazzo Chigi all’ex presidente della Bce.

Draghi ha un curriculum europeo che mette l’Italia al riparo dalla diffidenza dei suoi alleati nell’Unione Europea. Ma Draghi ha mostrato di gestire già in passato le crisi dei Paesi dell’Unione. Il quantitative easing è una sua creazione, ed è servito nel cuore della crisi economica dell’Ue a mantenere in piedi le economie dei governi europei. Draghi in questi anni si è mantenuto lontano dai partiti, ma paradossalmente molte delle sue scelte in campo economico sono state profondamente politiche. Mattarella si affida alla sua esperienza per creare un governo che abbia un orizzonte più ampio, e una maggioranza più larga, del debole esecutivo Conte, nato e sopravvissuto in questi mesi alla fragile alleanza tra Pd e 5 Stelle.

Un finale che sembrava inevitabile, con il centrodestra che in queste settimane ha ripetuto un unico, sterile, e stanco mantra: elezioni. E sembra pensare più a capitalizzare consensi dalla disperazione di una nazione in lockdownn che lavorare per il suo benessere. Il Pd e i 5 Stelle si sono agitati per salvare in qualsiasi modo i resti di un governo già finito, anche con improbabili maggioranze tenute insieme dalla colla da poltrona. In questo quadro di nanismo politico a giganteggiare è la figura di Mattarella. Il presidente sembra essere l’unico a non avere paura. Prende una decisione pesante, l’unica possibile per garantire un futuro all’Italia.

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Fonte: La Nuova Sardegna

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