C’è chi la definisce la madre di tutte le battaglie per il futuro della Sardegna. E sulla strada di quella battaglia oggi è stata piantata una pietra miliare con l’approvazione all’unanimità in Senato, con 223 voti, del riconoscimento del principio di insularità. La proposta di legge della Commissione Affari Costituzionali inizierà ora l’iter parlamentare vero e proprio, con il passaggio alla Camera per poi tornare, dopo almeno tre mesi, nei due rami del Parlamento per una seconda approvazione. Un iter particolare, 4 passaggi, dovuto al fatto che la proposta modifica l’articolo 119 della Costituzione, nel cui testo sarà inserito il principio di insularità: sarà cioè riconosciuto che lo status di isola comporta limiti e svantaggi oggettivi e permanenti, e saranno perciò garantiti provvedimenti e interventi per mettere i sardi, ma in generale chi vive su un’isola, in condizioni di pari opportunità rispetto agli altri cittadini italiani. In pratica, viene reintrodotto il principio delle pari opportunità degli isolani, che esisteva nella Carta del 1948 ma che venne poi cancellato con la riforma del titolo V nel 2001.

“Un momento importante per la Sardegna, che vede avvicinarsi sempre più il traguardo”, commenta il presidente della regione, Christian Solinas.

“La nostra battaglia, prosegue, deve continuare, non solo nel parlamento nazionale ma anche a Bruxelles. Non cerchiamo l’ottenimento di privilegi, ma il riconoscimento di diritti per garantire ai nostri concittadini e alle nostre imprese pari opportunità di sviluppo”.

Il testo approdato oggi a Palazzo Madama è nato da un’iniziativa popolare, con la raccolta di 200mila firme nel 2017. “È un momento storico”, dicono i senatori compatti e felici per il voto incassato oggi, così come festeggia la commissione speciale regionale per l’insularità: “Un’approvazione che ha una valenza straordinaria”, dicono. “Da questo momento abbiamo la responsabilità di andare fino in fondo affinché nessun giovane sardo possa più avvertire l’insularità come freno rispetto alla propria volontà di fare, intraprendere, creare ma, al contrario, possa trarre da questa condizione la forza per crescere e far crescere la nostra isola. Abbiamo finalmente davanti a noi la possibilità di invertire la rotta e ridare dignità alla Sardegna e a tutti i sardi”. Ma la questione insularità non riguarda solo la Sardegna. Sicuramente la Sicilia, che ha dato un forte appoggio all’iniziativa sarda, ma anche le decine di isole minori che quotidianamente devono fare i conti con una oggettiva condizione di difficoltà, anche economiche viste le spese aggiuntive che il vivere su un’isola comporta.

Per supportare le loro tesi, i promotori dell’iniziativa avevano commissionato uno studio specifico sul problema, realizzato dall’Istituto Bruno Leoni, che aveva stimato in circa 5.700 euro procapite il costo dell’insularità per la Sardegna: circa 9 miliardi di euro l’anno, a fronte di un pil regionale di 20 miliardi. Quella sul riconoscimento dell’insularità è una battaglia politicamente trasversale ma che gode dell’appoggio di imprese, associazioni di categoria, università e mondo della cultura e dello sport.

“L’espressione insularità sintetizza mille battaglie: da quella per le infrastrutture ai trasporti, dall’energia ai rapporti finanziari Stato-Regione, fino a quello a noi caro della fiscalità di vantaggio e della zona franca. Per questo – dicono i parlamentari di Forza Italia Emilio Floris, Ugo Cappellacci e Pietro Pittalis assicurando il massimo sforzo per accelerarne l’iter – per noi questo è un percorso tutt’altro che simbolico”. Determinati a non mollare anche i parlamentari dem. “Chiediamo al parlamento di fare uno sforzo straordinario: quello che è accaduto oggi in Senato venga replicato agevolmente in tutti gli altri passaggi previsti dalla legge”, dicono i deputati Andrea Frailis, Gavino Manca,Romina Mura e Andrea Casu.

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