L’indennità è una beffa. E la consigliera di parità si dimette
Stefania Carletti lascia. Per battersi contro le discriminazioni sul lavoro, 340 euro lordi al mese

Dimissioni con effetto immediato. In una lettera datata 30 giugno e indirizzata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alla Provincia di Oristano e alla consigliera nazionale, la dottoressa Stefania Carletti ha rimesso il mandato di consigliera provinciale di parità. Motivazioni? “Gli adempimenti da svolgere sono decisamente sproporzionati all’indennità prevista per le consigliere”.

Spiega la dottoressa Carletti nella lettera: “Trovo incoerente e indegno che proprio la figura istituzionale deputata a presidio contro le discriminazioni in ambito lavorativo ne sia essa stessa vittima, nonostante le reiterate richieste di equa indennità”.

Stefania Carletti

Per capire meglio: l’indennità in questione è fissata dalla Conferenza Stato-Regioni e l’importo francamente calpesta i principi costituzionali che tutelano il lavoro in tutte le sue forme. Per quattro anni – dal 2015 al 2019 – la dottoressa Carletti ha ricevuto al mese 204 euro lordi (100 netti), che sono poi saliti a 340 euro lordi con la nuova nomina, da gennaio 2020.

Che cosa dovrebbe fare una consigliera di parità in cambio di questa favolosa indennità mensile? Si occupa di tutelare le donne vittime di discriminazioni di genere in ambito lavorativo, di prevenire tali situazioni attraverso sensibilizzazione nelle scuole e nei luoghi di produzione culturale, di contrastare la violenza di genere attraverso progetti e lavoro di rete, di analizzare i Piani di azioni positive dei Comuni, di vigilare sulle Giunte degli enti pubblici affinchè nella composizione rispettino le quote di genere. La consigliera di parità è un pubblico ufficiale e ha l’obbligo di segnalare all’Autorità giudiziaria i reati di cui venga a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni.

“In tutti questi anni, il problema è stato il mancato riconoscimento a livello di Governo della nostra indennità”, commenta con amarezza Stefania Carletti. “Esiste un fondo per le consigliere di parità, istituito dall’art. 18 del D.lgs 198/2006: una decina d’anni fa era adeguato ma è stato svuotato nel tempo. Finché il Ministero del lavoro ha affidato alla Conferenza Stato-Regioni il compito di stabilire quanto spetti a questo organismo, unico presidio nel territorio a tutela del lavoro femminile, contro le discriminazioni e le molestie”.

Il risultato si è visto: una beffa. “Ho intrapreso una battaglia anche sul piano politico”, dice ancora la dottoressa Carletti, “visto che la consigliera nazionale dovrebbe agire col Governo per tutelarci. Nei vari incontri in rete, l’ultimo dei quali a giugno, ho ricordato questo problema, che di fatto toglie al nostro ruolo la dignità dovuta, impedendoci di operare con la giusta serenità. Non abbiamo ricevuto risposta, ma solo ulteriori adempimenti da espletare, anche entro breve termine”.

“Dopo un confronto con le altre consigliere sarde, stanca ed esasperata da questa situazione, il 30 giugno ho lasciato l’incarico, nonostante la Provincia di Oristano, assieme alle associazioni, gli enti e i sindacati con i quali per 5 anni ho sempre lavorato con passione ed entusiasmo abbiano tentato di indurmi a ripensarci”.

Giovedì, 16 luglio 2020

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Fonte: Link Oristano

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