L’assalto delle cornacchie nei campi: piani di abbattimento nel Terralbese
L’allarme di Coldiretti: “Danneggiano prodotti e attrezzature, danni pesanti”

Sono diventate un incubo per gli agricoltori, costretti persino ad interrare le manichette per l’irrigazione: le cornacchie distruggono anche quelle, oltre a rovinare meloni, angurie e altre colture da campo. Un’altra calamità naturale che va annoverata tra quelle della fauna selvatica, storico problema dell’agricoltura sarda, che ogni anno produce qualche milione di euro di danni, con il contributo di cornacchie, cinghiali, cervi, cormorani e altri animali che imperversano nelle aziende agricole.

Ma contro l’assalto delle cornacchie arrivano in soccorso i piani di controllo, cioè gli abbattimenti: “Il 14 maggio abbiamo dato il via libera nelle province di Oristano e del Sud Sardegna e nella Città metropolitana di Cagliari”, dice Mario Puggioni, referente di Coldiretti Sardegna nel Comitato faunistico regionale. “A breve arriverà anche quello della provincia di Sassari, che è stato presentato in ritardo, mentre Nuoro non ne ha presentato perché nel loro rettitorio il problema non è rilevante”.

Cornacchie nei campi

I piani di contenimento prevedono l’abbattimento di 20mila cornacchie grigie in tutta la Regione in un anno (dal 1° marzo al 30 novembre). Gli agricoltori che stanno subendo danni dalle cornacchie possono presentare richiesta in Provincia per l’intervento dei coadiutori, sotto l’osservazione della Forestale.

Le denunce degli agricoltori sono arrivate soprattutto dal sud Sardegna, dall’Oristanese (in particolare dal Terralbese) e dal Nord Sardegna. Le cornacchie riescono a sradicare le piantine appena messe a dimora, bucano e rovinano meloni, angurie e altre colture da campo, ma anche le attrezzature come le manichette per l’irrigazione e i teli per la pacciamatura. Alcuni agricoltori, per ridurre i danni, stanno anche interrando le manichette.

“La fauna selvatica è una calamità per le aziende agricole e colpisce vari settori, spesso causando perdite ingenti”, sottolinea il presidente provinciale di Coldiretti Oristano, Giovanni Murru. “Ma soprattutto crea incertezza, in quanto incontrollabile: in qualche caso diventa difficile programmare ed essere certi di quanto raccogliere”.

Il problema è causato non solo dalle cornacchie ma anche dai cinghiali (che crescono in numero esponenziale arrivando anche nei centri abitati), cervi e cormorani. Nei giorni scorsi inoltre le province hanno prorogato al 31 luglio – su indicazione dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale -, il piano di controllo per i cinghiali.

“Ben vengano i piani di controllo che aiutano il contenimento della fauna selvatica e danno un poco di respiro alle aziende agricole”, ha detto il presidente provinciale di Coldiretti Cagliari, Giorgio Demurtas. “Spesso però si rivelano insufficienti e troppo farraginosi. Occorre semplificare l’iter sia degli interventi di contenimento sia delle richieste di risarcimento, ma allo stesso tempo pensare anche ad altre soluzioni”.

Martedì, 25 maggio 2021

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Fonte: Link Oristano

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