Stop alle proroghe delle concessioni balneari dal 2023. E gli imprenditori e i lavoratori sardi ora temono per il loro futuro. Il coordinamento delle sigle sindacali balneari della  Sardegna ha espresso sconcerto in merito alla motivazione della sentenza del Consiglio di Stato (che impone lo stop nel 2023 alle proroghe delle concessioni balneari), “pur nel rispetto istituzionale dei dispositivi in essa contenuti”.

I rispettivi consigli direttivi nazionali si riuniranno presto  per decidere le iniziative da intraprendere per tutelare le decine di migliaia di famiglie di lavoratori “che da oggi fronteggiano un futuro di nera disperazione. Pur esprimendo deferenza per la decisione”, si legge nel comunicato firmato da Claudio Maurelli Presidente Federbalneari Sardegna, Gianluigi Molinari Presidente FIBA Confesercenti Sardegna, Claudio Del Giudice Presidente SIB Confcommercio Sardegna e Alberto Bertolotti vicepresidente SIB Confcommercio, “la sentenza appare sconcertante perché il Consiglio di Stato afferma la contrarietà al diritto europeo delle proroghe disposte dal legislatore e dalla Pubblica amministrazione in quanto “automatiche e generalizzate” e, nel contempo, stabilisce esso stesso una proroga, assolutamente insufficiente a stabilizzare il comparto balneare, di soli due anni.

Il giudice non può sostituirsi al legislatore, cui esclusivamente compete l’onere di trovare il corretto contemperamento tra le esigenze di garanzia della concorrenza e di tutela dei diritti fondamentali dei concessionari: 30mila piccole e medie imprese italiane, nel 98% a conduzione familiare.

Dopo questa sentenza a sezioni riunite, con un dispositivo che, a parere di molti giuristi, si è esteso al di là delle assegnate competenze, sarà la politica a più voci, con gli orientamenti dei vari partiti, a scrivere la legge quadro di riforma del Demanio marittimo, in un’ottica di superare le criticità emerse dalla   sentenza.   E nei tempi tecnici strettamente necessari per eseguire la ricognizione delle concessioni esistenti ed emanare le regole per le gare, oltre alla messa in sicurezza del comparto.

Si è arrivati in questa situazione perché la politica, dal 2006, non è riuscita a varare una legge quadro di riforma integrale e risolutiva. Spingeremo fortemente perché questa sia equa e condivisa da tutte le parti in causa.

Ora la palla passa alla politica nazionale. Il Governo ha promesso la legge di riordino del settore subito dopo la sentenza, da scrivere in una ”ottica di problematiche micro economiche” come sostenuto dallo stesso Presidente Draghi, ovvero tenendo conto della variegata realtà e delle specificità dell’ impresa e del turismo balneare italiane.

Le sigle sindacali sarde riunite hanno incontrato già stamattina l’assessore agli enti locali Quirico Sanna, che ha ribadito la linea sino ad ora percorsa dal suo assessorato, da tutto il governo e dal consiglio   regionale,   ovvero   di   supportare   e   difendere   la   piccola   impresa   balneare   sarda.   Non intendiamo diventare terra di shopping per i grandi gruppi stranieri.

Il  costituito   coordinamento   delle   sigle  sindacali   balneari   convoca  ora  tutte  le  imprese   balneari dell’Isola, Governo e Consiglio regionale e parlamentari sardi a raccolta il prossimo venerdì 26 novembre alle ore 11 al Palazzo dei congressi della Fiera di Cagliari per supportare e stimolare la politica nazionale a legiferare tempestivamente, onde evitare che la Sardegna diventi la “nuova Grecia” come sono riuscite a fare con efficacia Spagna e Portogallo tramite l’adozione di leggi organiche sul demanio, mai contestate da Europa e tribunali”.

 

L'articolo L’allarme dei balneari: “Sardegna terra di shopping per i grandi gruppi stranieri, sarà la nuova Grecia” proviene da Casteddu On line.

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