Vaccinata il 24 settembre 2021 all’ospedale San Francesco di Nuoro dopo aver seguito il suggerimento “del mio allergologo del Policlinico di Monserrato, mi ha detto di andarmi a vaccinare”, reazioni avverse pochi minuti dopo l’iniezione. Inizia così l’incubo di Jessica Madeddu, trentenne sarda, nata a Carloforte e residente a Bosa. La giovane ha varie allergie, la sua anamnesi è “shock anafilattico da alimenti, edema della glottide ed edema facciale causato da farmaci”, quindi “inizio di anafilassi, non posso prendere medicine Fans”, decide di fidarsi della scienza ma, poi, qualcosa va storto. Orticaria alle braccia e sotto il seno, prima la febbre e addirittura uno svenimento, con tanto di ricovero all’ospedale. Da cinque mesi la giovane spera di “ottenere l’esenzione” per la seconda dose del vaccino. Ma è un obbiettivo che, giorno dopo giorno, vede sempre più svanire: “Nessun medico me la concede”, racconta, mostrando anche vari documenti medici che attestano le sue allergie. “Non sono una no vax, ho sempre fatto i vaccini. Al Policlinico di Monserrato mi hanno fatto i test, basati solo sul medicinale eccipiente contenuto dentro il vaccino. Ma anche l’mRNA è un componente nuovo, quando la dottoressa mi ha detto che potevo ancora vaccinarmi con i Peg mi sono adirata. Nei mesi successivi ho avuto tachicardia, ancora oggi faccio fatica a salire le scale. Non ho più il green pass, alla mia età sono tagliata fuori da quasi tutta la vita: non posso accettare gli inviti ad andare in qualche locale dei miei amici, nemmeno prendere un bus. Vado avanti con i tamponi”. E la Madeddu racconta anche che “il mio caso è finito all’Aifa, la dottoressa che mi ha vaccinata mi ha infatti detto che avrebbe spedito tutta la documentazione perchè, per loro, si trattava del primo caso con reazioni avverse”. Ecco, di seguito, alcuni stralci del racconto, dettagliato, spedito via email alla nostra redazione dalla trentenne.“Mi chiamo Jessica Madeddu, sono una carlofortina del Sud Sardegna trasferita a Bosa. Premetto che la mia anamnesi allergologica è: shock anafilattico da alimenti ,edema della glottide da alimenti ed edema facciale causato da farmaci e quindi inizio di anafilassi. Non posso prendere medicine fans. Il mio allergologo dell’ospedale di Monserrato  mi dice tranquillamente di andarmi a vaccinare. Con paura, ma decido: il 24 settembre 2021 faccio la mia prima dose di Pfizer. Dopo dopo soli quattro minuti dall’iniezione mi sono sentita male: tachicardia, palpitazioni, senso di soffocazione e infine sono svenuta per circa 10 secondi, in cui ho sentito come se il mio cervello si spegnesse. Per fortuna, la dottoressa dell’ospedale San Francesco di Nuoro mi ha fatta rinvenire subito, portandomi di corsa al pronto soccorso. Lì mi è stato fatto un elettrocardiogramma e dopo circa 30 minuti è tornato tutto nella norma, tranne uno sfogo sotto il seno, orticaria, e la guancia sinistra paralizzata. Dopo circa un’ora e mezza dal vaccino mi hanno lasciata andare, dovevo rientrare a Bosa e dovevo guidare: non tutti hanno una persona che li possa accompagnare a vaccinarsi. Arrivata a casa, mi sono sentita come drogata e lo sfogo sotto il seno non era passato. Ho cercato di chiudere gli occhi e riposare ma mi sono sentita strana e ho preferito evitare di dormire per evitare shock anafilattico nel sonno. La mattina ho deciso di scendere senza fare colazione e quindi sono rimasta a stomaco vuoto: alle dodici sono tornata a letto e, venti ore esatte dopo il vaccino, ha iniziato a salirmi la febbre da vaccino, accompagnata da una reazione allergica abbastanza grave: orticaria in tutto il braccio destro (ho fatto il vaccino a sinistra). A quel punto ho deciso di chiamare la direttrice dell’ospedale San Francesco che mi aveva dato l’ok per la vaccinazione: ha voluto le prove, le ho mandato video e foto di ciò che mi stava succedendo e mi ha detto di correre subito nell’ospedale più vicino e di farmi bloccare la reazione allergica. Essendo già esperta di reazioni allergiche, avendo anche già avuto lo shock anafilattico, ho deciso nel mentre di spalmarmi una crema cortisonica almeno per cercare di bloccare la reazione. Arrivata al pronto soccorso, con calma mi hanno detto che potevo sedermi e attendere la dottoressa. Ho sentito la gola che iniziava a stringersi, sono stata lasciata sola nella stanza e la dottoressa ha deciso di non darmi il cortisone e di aspettare un’ora. Ho deciso di prendere il mio cortisone in pastiglie e spalmarmi altra crema cortisonica sul braccio.  Tutto questo è stato una vergogna, fa capire quanto un pronto soccorso come quello di Bosa non sia adatto per ricevere reazioni del genere. Dopo aver avuto quella reazione allergica ho deciso di chiamare l’ospedale di Monserrato:  il mio dottore, che mi segue ormai da anni, mi ha detto di correre da lui subito. Dopo sei giorni mi ha messo nero su bianco che era stata una reazione allergica dovuta al vaccino Pzifer, in basso ha scritto che si sarebbero fatti dei test per controllare se fossi allergica realmente al vaccino. Dopo 10 giorni mi sono recata di nuovo a Monserrato in day-hospital e mi hanno fatto i test. Ho però scoperto che erano test basati solo sui Peg, ossia il medicinale eccipiente contenuto dentro il vaccino.  A mio avviso, anche l’mRNA è un componente nuovo di questo vaccino. Non sono una no vax e ho sempre fatto i vaccini, dal primo all’ultimo, quindi, non avendomi mai fatto male, dato che ne ho fatto uno a novembre 2019 antinfluenzale, a mio parere potrebbe essere l’mRNA, ma nessun dottore ha un metodo per analizzare se sia allergica a quello. Sono stata dimessa dopo 8 ore e mi hanno fatto sapere che potevo fare i vaccini con i Peg. Ed è qui che mi sono adirata verso la dottoressa, dicendole che il vaccino dopo quella reazione se lo sarebbe fatto lei e di non chiamarmi più. Passato ottobre, sono stata solo male con tachicardia e affanno quando faccio solo una rampa di scale. Siamo a gennaio e i sintomi sono diminuiti leggermente, ma la tachicardia purtroppo rimane, insieme all’affanno quando parlo veloce e faccio solo una rampa di scale. Dal 29 ottobre non ho più il green pass, sto rinunciando a tante cose e mi faccio i tamponi per controllarmi ogni tanto: non mi pesa perché tengo più alla mia vita che a farmi questo vaccino dato che quando ho chiesto assistenza di un ricovero di almeno 24 ore agli ospedali mi è stato negato, dicendomi che la sanità non lo permetteva: ho chiesto di averlo anche a pagamento, mi è stato detto di no. Sono sconvolta da quanto sto vivendo, sto cercando solo di adattarmi alla mia nuova vita che per ora sarà così, finché non ci sarà un obbligo dei trentenni. Voglio vaccinarmi ma chiedo solo assistenza con un ricovero data la reazione apparsa 20 ore dopo, ho molta paura: perché i medici e gli ospedali non mi vogliono dare questa assistenza? Non lo trovo giusto: dicono di vaccinarsi ma poi non ti danno assistenza nemmeno a pagamento. Ho deciso di scrivere anche al presidente del Consiglio Draghi, non so più come fare e non capisco come mai le persone con reazioni avverse come me non abbiano un’esenzione. Tutti i medici con cui ho parlato si sono rifiutati di darmela, dicendomi che avrei dovuto rischiare per fare il vaccino e che mi avrebbero mandata via dopo 15 minuti dalla vaccinazione. E, soprattutto, che il mio caso non veniva elencato nelle patologie che permettono l’esenzione”.

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