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Ha cinquant’anni e, da quindici, vende sigarette, accendini e fiammiferi nel bar tabacchi di famiglia di Cagliari, Tiziana Sulis. Da un mese e mezzo, ormai, continua a restare aperta solo perchè il Governo ha deciso che una tabaccheria può continuare ad operare anche nel pieno dell’emergenza Coronavirus: “Già, ma i miei incassi sono crollati del settanta per cento. Il mio unico dipendente è in cassa integrazione ma non gli è ancora arrivato un centesimo”, afferma, “io sono riuscita a chiedere i seicento euro di bonus ma, beffa delle beffe, non sono arrivati”. Sposata, due figli, la Sulis ammette che “sto cercando di resistere in tutti i modi. Purtroppo, per la prima volta in assoluto, sono stata costretta a utilizzare la pensione di mio figlio disabile per poter mandare avanti la famiglia. Quei soldi sono il suo futuro, quando non ci sarò più gli serviranno per poter vivere in modo dignitoso. Ma non avevo altra scelta”, osserva, con tono deciso, la commerciante.

“Certo, mi sarei aspettata che il Governo bloccasse le tasse, ma per davvero. Non un semplice rinvio: io sono una partita Iva, prima o poi dovrò pagare tutta una serie di spese. Perchè mai dovrei chiedere un finanziamento sino a venticinquemila euro? Sarebbe solo un debito, e io non ho la sfera di cristallo per sapere se, quando potrò tornare a lavorare a pieno regime, gli affari andranno bene”.

L'articolo “Io, tabaccaia disperata di Cagliari: incassi crollati, devo utilizzare la pensione di mio figlio disabile” proviene da Casteddu On line.

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