L'iniziativa promossa da Fabbrica sociale il 9 dicembre: oltre 1500 tessere di vari tessuti serviranno a dare vita a due plessi scolastici della periferia della Città metropolitana di Cagliari unendoli simbolicamente

CAGLIARI. Quadrati di tessuto per ricucire, grazie al filo dell'arte, nuovi rapporti di comunità tra le persone e i luoghi che abitano, tra i cittadini e amministratori.Tessere di creatività che a centinaia saranno cucite una all'altra per dar vita a una installazione d'Arte urbana collettiva che il prossimo 9 dicembre (diretta sulla pagina Facebook Fabbrica sociale, dalle 10) unirà simbolicamente due plessi scolastici dei quartieri di Mulinu Becciu (Cagliari) e Su Planu (Selargius) e resterà esposta sino a dopo la Befana.

L'installazione, realizzata dall'artista Antonella Muresu, è frutto di un progetto di rigenerazione urbana ideato e promosso da Fabbrica Sociale, realtà da tempo impegnata a trovare soluzioni "condivise e partecipate" al bisogno "diidentità e di significative relazioni di comunità" tra i residenti di Mulinu Becciu e Su Planu, adiacenti geograficamente ma decentrati e periferici rispetto ai centri amministrativi di appartenenza.

"La risposta dei residenti - ha spiegato Maria Grazia De Vita, arteterapeuta e una dei fondatori di Fabbrica sociale - è andata oltre ogni nostra aspettativa. In poco più di un mese abbiamo ricevuto oltre 1500 tessere, realizzate con le tecniche più disparate da singoli cittadini, scuole, associazioni e realtà diverse che operano nei due quartieri. Ma non solo, perché il passaparola è arrivato anche in altri quartieri di Cagliari e centri della Sardegna, che hanno voluto partecipare a questa iniziativa".

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I partecipanti, liberi di scegliere la tecnica di realizzazione (uncinetto, maglia,tessuto, ricamo...), avevano il solo vincolo delle dimensioni: tessere da 30x30cm, quadrati che, uniti tra loro nell'installazione pensata dall'artista Muresu daranno vita e colore a due plessi scolastici, luoghi "simbolo" che collegano le vecchie e le nuove generazioni. Così Fabbrica Sociale ha proposto di realizzare delle tessere utilizzando tessuti, lana, cotone, tutti materiali che permettono "di unire, cucire e collegare attraverso il fare delle mani e dei pensieri". Le tessere rappresentano le persone che, unite tra loro grazie all'arte, vogliono dire la loro dando vita a "un nuovo, creativo e partecipato tessuto sociale".

L’obiettivo è quello di creare un'installazione temporanea e un azione "artistica e sociale" nella quale i cittadini sono protagonisti partecipando in modo attivo e diventando parte integrante del progetto. L’intervento partirà dalla scuola di Mulinu Becciu - centinaia di tessere scivoleranno da un muro sino alla cancellata esterna - e arriverà - grazie ad una catena umana simbolica - al plesso scolastico di Su Planu - dove altre centinaia di tessere trasformeranno un non luogo tra due muri di cinta in una estemporanea galleria espositiva.

"Quello realizzato - ha spiegato Antonella Muresu - è un intervento di arte relazionale. Le tessere realizzate rappresentano metaforicamente le persone che, grazie all’intervento artistico, si uniscono tra loro nelle installazioni ricostruendo un tessuto sociale unito compatto e solido. Un modo perpermettere alle persone di creare legami tra loro, anche a distanza".

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"L’emergenza sanitaria innescata dalla pandemia di Covid 19 - sottolinea ancora Maria Grazia De Vita - sta ridisegnando il modo di vivere la socialità. Fare aggregazione sostenibile in tempo di distanziamento sociale, creare reti virtuali fra associazioni culturali e di volontariato, coinvolgere le amministrazioni in una assunzione di responsabilità rispetto al proprio ruolo disostegno verso le iniziative che, partendo “dal basso”, di fatto, colmano dei vuoti istituzionali. Una grande sfida con cui confrontarsi".

"Da anni _ conclude De Vita _  lavoriamo su questo territorio per trovare risposte a un problema di fondo spesso trascuratoda amministrazioni e istituzioni: vivere gli spazi urbani è differente dall’abitarli ;i servizi di base non sono sufficienti a generare appartenenza ad un territoriose non vengono soddisfatti anche i bisogni culturali se, come ha detto una delle partecipanti, non si provvede a nutrire anche l’anima".

Fonte: La Nuova Sardegna

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