In quattro pazienti sardi una variante Covid non ancora segnalata in Italia
La A.27 è stata individuata dal laboratorio del Policlinico di Cagliari

Foto Ufficio stampa Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari

A Cagliari è stata identificata una variante di SARS-CoV-2, al momento non ancora segnalata in Italia. La scoperta della variante A.27 arriva dal laboratorio dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari. A trovarla è stato il team guidato del direttore del laboratorio del Policlinico, Ferdinando Coghe, in stretta collaborazione con l’equipe del professor Germano Orrù, responsabile del servizio di Biologia molecolare.

La scoperta è stata possibile grazie all’acquisizione da parte dell’AOU di una nuova piattaforma per il sequenziamento genico in Next Generation Sequencing (NGS), con processività medio-alta, che consente di cercare nuove varianti del virus.

I ricercatori dell’AOU di Cagliari sono impegnati nel programma nazionale di sorveglianza, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, e recentemente, proprio in occasione di una survey sulle varianti, hanno individuato la presenza della A.27 in quattro cittadini residenti nel centro-sud Sardegna, uno dei quali è deceduto. La variante era già presente in alcuni paesi europei come Slovenia, Francia, Svizzera e Regno Unito.

Un risultato importante per il laboratorio, centro di riferimento per tutto il centro-sud della Sardegna, che dall’inizio della pandemia ha macinato numeri notevoli: 205 mila tamponi molecolari esaminati, 165mila per necessità dal Servizio Sanitario Regionale e oltre 40mila richiesti dall’Aou, 11mila dal Pronto Soccorso, 3mila richiesti dall’Ostetricia (ricoveri urgenti o parto). “Un orgoglio per tutta l’azienda e per l’intera Sardegna”, dice il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari, Giorgio Sorrentino. “Un lavoro imponente e importantissimo che dimostra la grande professionalità del nostro team”, aggiunge la direttrice sanitaria, Paola Racugno.

“Come è noto”, spiega Coghe, “le mutazioni a cui i virus vanno incontro possono avere un impatto significativo sulla loro capacità di trasmissione e sull’efficacia dei vaccini e dei farmaci antivirali. Per questo motivo, in tutto il mondo il sequenziamento dell’intero genoma (WGS) è ritenuto estremamente importante e ha consentito l’identificazione di varianti come la B.1.1.7 (variante UK), B.1.351 (Sud Africa) o P.1 (Brasile)”.

“La variante A.27”, dice ancora Coghe, “merita un’attenzione speciale in quanto presenta una combinazione di due mutazioni peculiari, la N501Y ed L452R che, in combinazione con alcune mutazioni aggiuntive, sembrano essere responsabili di una maggiore trasmissione del virus”.

L’aumentato riscontro del numero di varianti, in particolare quelle che interessano la proteina Spike, spiega il direttore del laboratorio, “sta preoccupando la comunità scientifica per la possibilità che queste mutazioni possano indurre una maggiore infettività, virulenza e addirittura la capacità del virus di sfuggire all’azione degli anticorpi”.

Martedì, 6 aprile 2021

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Fonte: Link Oristano

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