Manca l'accordo con i medici di base per le vaccinazioni in Sardegna - IL COMMENTO

Una Sardegna a due velocità combatte il Covid: c’è quella che lavora e trova soluzioni per rendere efficiente la macchina della prevenzione, dell’aiuto e della cura; poi c’è quella che tergiversa, traccheggia, cincischia, non decide con rapidità. La battaglia contro il virus ha bisogno dell’aiuto di tutti e non si può perdere neanche un giorno, tantomeno si può perdere una settimana per trovare un accordo tra Regione e medici di famiglia. La Sardegna in tempo di pandemia sembra colpita, oltre che dal virus, anche dalla sindrome del carrello difettoso.

Perché in questi giorni c’è la sensazione di avere tra le mani un carrello della spesa difettoso, uno di quelli con una ruota che va per conto proprio. Il carrello non va dritto, ti costringe a rallentare, a spostarti a destra e a sinistra, a impiegare più forza del necessario. C’è tantissima gente che lavora in silenzio, senza cercare la ribalta e senza guardare l’orologio, con spirito di servizio, magari mettendo a rischio la propria salute. E queste sono le ruote funzionanti del carrello. Poi, a volte, c’è qualcosa che rallenta: una delibera in ritardo, un incontro rinviato, una decisione che non arriva. Una ruota che va per conto proprio e che rallenta tutto. La Sardegna da quasi due settimane è un caso unico in Europa: basso numero di contagi, poche persone ricoverate in ospedale e poche in terapia intensiva. La vaccinazione, dopo un avvio, stentato, comincia a viaggiare a ritmo più brillante. In pochi giorni sono stati allestiti hub per la somministrazione delle dosi e stand per i controlli sugli arrivi. Uno sforzo immane per cercare di mantenere basso il numero di contagi, con la speranza di riuscire a far ripartire anche l’economia. Ci sono tanti motivi per vedere un orizzonte più azzurro, ma le ruote del carrello devono essere allineate, funzionanti, oliate. E non si possono più accettare tempi lunghi su questioni che vanno risolte in fretta. Non oggi né domani, ma possibilmente ieri. Giovedì scorso, quindi una settimana fa, l’assessore regionale alla sanità, Mario Nieddu, annunciava di aver raggiunto un “accordo preliminare” con i medici di medicina generale per coinvolgerli nella campagna vaccinale.

È trascorsa, appunto, una settimana: i medici di famiglia continuano a svolgere il loro lavoro e non sono stati ancora coinvolti nella campagna di vaccinazione. Magari l’accordo definitivo arriverà già oggi, ma il dato mortificante è che sono passati altri sette giorni senza un passo avanti, senza che quei rinforzi - chiesti quasi con un grido di dolore dal commissario dell’Ats/Ares, Massimo Temussi - siano potuti scendere in campo. Ogni giorno perso è un giorno in più in cui delle persone, soprattutto deboli e anziane, vengono esposte al rischio di un contagio. Ogni minuto perso appare sempre più incomprensibile e risulta sempre più inaccettabile. Degli incontri tra Regione e medici si conoscono solo le versioni ufficiali delle due parti, quindi non i dettagli di richieste e contropartite. Quello che interessa ai sardi, a quelli che temono per la propria salute e che vorrebbero ricominciare a lavorare, a vivere a studiare, è un accordo rapido. Nessuno mercanteggi. Di fronte a un’emergenza planetaria servono decisioni eccezionali e anche atti di generosità eccezionali. In questo anno ne abbiamo visti tanti, ma purtroppo ne servono ancora. Regione e medici lo tengano a mente e da un “accordo preliminare” passino subito a uno definitivo.

Fonte: La Nuova Sardegna

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