Cagliari

Giudizio positivo sullo stop triennale: “Norma che restituisce un po’ di speranza. Questa specie deve essere salvaguardata”

Tra il 2009 e il 2019 in Sardegna sono stati prelevati dai pescatori professionisti 25.320.776 esemplari di riccio di mare. È quanto emergeva da un report diffuso due anni fa dall’agenzia Agris. Un rapporto – rilanciato in più occasioni dal Grig – che è tornato d’attualità in queste ore, dopo l’approvazione dell’emendamento promosso dal consigliere regionale di Fdi Francesco Mura che blocca la pesca del riccio nell’isola per i prossimi tre anni.

“Come ben noto, il riccio di mare è in via di rapida rarefazione”, si legge in una nota diffusa dal Gruppo d’intervento Giuridico, “in particolare nei mari sardi a causa del pesante prelievo a fini gastronomici, tant’è che sempre più ristoratori, giustamente, li escludono dai propri menù. Imperversa, poi, il prelievo abusivo e non si contano i sequestri da parte delle forze dell’ordine e, dalle indagini, emergono anche pericolose forme di associazioni a delinquere e di mercato nero. Inoltre sono ancora allo stadio sperimentale gli allevamenti di ricci”.

“La situazione”, prosegue il Grig, “è davvero grave e necessita forti misure di salvaguardia, quantomeno la sospensione della raccolta dei ricci per almeno tre anni. Finalmente, il Consiglio regionale della Sardegna ha preso una decisione di banale buon senso e ha approvato una moratoria della pesca dal gennaio 2022 all’aprile 2024. Con successiva deliberazione di Giunta regionale (da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge) saranno disciplinate disposizioni attuative in relazione alle modalità del fermo pesca comprensive del coinvolgimento dei pescatori autorizzati, al piano di monitoraggio ambientale, alle sanzioni. Era ora”.

“In proposito”, scrive ancora l’associazione ambientalista, “era stato molto chiaro il rapporto dell’agenzia Agris del 14 ottobre 2019 predisposto nell’ambito della campagna di monitoraggio dei ricci nei mari sardi. I dati emergevano semplicemente drammatici”.

Ecco gli elementi principali ripresi dal Grig:

* la pesca dei ricci da un livello “stagionale” e marginale degli anni ’80 del secolo scorso (Alghero, Cagliari) ha assunto sempre più caratteristiche industriali: “nella tradizione del consumo dei ricci non esisteva l’uso delle gonadi di riccio conservate per la preparazione di pietanze che invece attualmente rappresentano la principale forma di vendita. Inoltre raccolta e relativo consumo fresco avvenivano esclusivamente nella stagione invernale”.

* Sono necessari dai 295 ai 1.212 ricci, in base alle dimensioni, per ricavare 1 kg di polpa di riccio. “Da un’indagine svolta dall’Università degli Studi di Cagliari relativa al monitoraggio della pesca professionale a partire dal 2002 fino al 2019 in diversi punti di vendita del cagliaritano, è risultato come negli anni la percentuale dei ricci sotto taglia (cioè con diametro della teca inferiore ai 50 mm) sia costantemente pari al 50% dello sbarcato”.

* In 10 anni (2009-2019) risultano pescati dai pescatori professionisti ben 25.320.776 esemplari di riccio di mare (Paracentrotus lividus), tuttavia è “necessario segnalare come i libretti restituiti rappresentino solo il 65% dei consegnati”: cioè il 35% dei pescatori professionisti non riconsegna il libretto annuale dove deve annotare il numero dei ricci pescati. A questi bisogna aggiungere quelli prelevati dalla pesca amatoriale e quelli, incalcolabili, frutto di pesca abusiva.

* Nelle quattro aree marine protette monitorate (Asinara, Tavolara, Sinis, Capo Caccia), il riccio, una volta abbondante, è in via di rarefazione rapida; l’unica Amp dove la popolazione è in lieve crescita è quella dell’Asinara, dove la pesca del riccio è rigorosamente vietata.

* Il monito dell’agenzia Agris è chiarissimo, per chiunque abbia voglia di capire: “il depauperamento eccessivo porterebbe sicuramente all’impossibilità per i popolamenti di resistere all’impatto umano e dunque precluderebbe la loro resilienza con conseguenze sia per gli ecosistemi litorali sia per i pescatori di ricci che vedrebbero venir meno la loro fonte di reddito”.

Nel dicembre 2019 ben 7.089 cittadini avevano chiesto ai ministri delle Risorse agricole e dell’Ambiente e all’assessore regionale dell’Agricoltura una moratoria di tre anni della pesca dei ricci di mare, monitoraggi marini e provvedimenti di sostegno ai pescatori temporaneamente impossibilitati alla pesca.

La petizione popolare, promossa dal Grig, era nata con l’obiettivo di scongiurare la scomparsa dei ricci dai mari sardi e di avviare un piano di salvaguardia a medio-lungo periodo.

“All’epoca non era arrivata nessuna risposta”, ricorda il Gruppo d’intervento Giuridico, “se non il lassismo. Eppure, lo stesso decreto assessoriale che ne autorizzava la pesca nella stagione 2020-2021 riconosce la ‘forte sofferenza della risorsa riccio di mare in molte aree del mare territoriale, così come emerge dalle evidenze scientifiche – da ultimo rilevate nell’ambito del progetto di Monitoraggio degli stock di riccio di mare – e dalle osservazioni riportate dagli stessi pescatori professionali subacquei’. La pessima politica ambientale regionale in materia rischia molto seriamente di far sparire dai nostri mari i ricci. Ora”, conclude il Grig, “finalmente una norma regionale di semplice buon senso restituisce un po’ di speranza per la salvaguardia dei ricci di mare nelle acque sarde”.

Mercoledì, 27 ottobre 2021

Fonte: Link Oristano

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