Partiti e coalizioni della politica italiana, o quel che ne è rimasto, implodono e si auto polverizzano, mandano in frantumi qualunque pur minimo tentativo di eleggere un presidente della Repubblica frutto di scelte condivise e trattative più istituzionali che di poltrona. Niente da fare, dopo una notte tormentata e dopo aver sacrificato sull’altare delle liturgie quirinalizie persino il nome di Elisabetta Belloni, capo dei servizi segreti, curriculum impeccabile da far impallidire chiunque sieda nei banchi di Camera e Senato, tutto torna dove era cominciato. Preso atto di non avere la capacità di fare un passo avanti, i leader hanno deciso di farne uno indietro, andando da Sergio Mattarella, che decine di volte ha detto di non essere disponibile, a implorarlo di tirarli fuori dal pasticcio in cui si sono cacciati. Ovvio che, di fronte a questo, Mattarella non potrà rifiutare. Anche alla settima votazione i voti per Mattarella sono arrivati a valanga: 387, indicazione chiara e trasversale dall’assemblea dei grandi elettori stufa dell’incapacità dei rispettivi leader di trovare una quadra dignitosa.

Se Mattarella accetterà, già stasera sarà rieletto. Difficile che possa dire di no, in un momento storico e politico come quello che sta attraversando l’Italia. Ma la scelta bis di Mattarella lascia macerie enormi dietro di sé.

Il centrodestra è in frantumi: Salvini si è rivelato del tutto inadeguato a gestire coalizione e trattative, tanto che già ieri sera Berlusconi gli ha tolto la delega, dicendo che Forza Italia sarebbe andata per conto suo. Stamattina è toccato a Fratelli d’Italia: non appena saputo dell’ok al Mattarella bis, la Meloni ha fatto un tweet di fuoco dicendosi incredula per la decisione dell’ormai ex alleato.

Nei 5 Stelle è emersa in modo evidente la spaccatura che indebolisce ulteriormente Conte a favore di Maio, che può contare su un numero molto più alto di parlamentari dalla sua parte.

Il centrosinistra non se la passa meglio: incapace di esprimere anche solo un nome, ha consumato il suo ruolo solo fra veti e divieti. Renzi è l’unico che ne esce bene, sette anni fa fu lui a  proporre Mattarella e sin da subito ne aveva proposto il bis.

Se il capo dello Stato darà l’ok, si prevede un consenso plebiscitario.

 

 

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