Il reparto Ginecologia resiste e fa nascere i primi bambini figli del lockdown
Al San Martino di Oristano servizi garantiti, nonostante la grave emergenza della pandemia di coronavirus

Tra ieri e oggi sono quattro i bambini nati nel reparto Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale San Martino di Oristano. Con loro sono 48 i bambini nati nel mese di gennaio, appena tre in meno dello stesso mese dell’anno scorso. Sono i figli del lockdown, del primo lockdown:  quello che ha sorpreso tutti impreparati e spaventati, con mascherine, guanti e disinfettanti introvabili per settimane e, sopratutto, una paura tremenda del contagio.

Timori che nelle future mamme si sono aggiunti alle preoccupazioni di ogni gravidanza, costringendole a moltiplicare le precauzioni e le misure di protezione verso di sé e gli altri componenti della famiglia, tutti rimasti forzatamente a casa.

E così dalla primavera scorsa i nove mesi di “dolce attesa” sono stati un carico di fatica, paura, ansia. Vissuti spesso in solitudine, per la difficoltà ad accedere ai supporti che ogni gravidanza richiede, come le visite periodiche e i consueti corsi di preparazione.

Ora finalmente il parto, ma con nuovi imprevisti, come spiega la dottoressa Francesca Campus, primario facente funzioni, con alle spalle 18 anni di esperienza nel reparto di Ginecologia del San Martino: “A causa della sedentarietà a cui sono state costrette le mamme, i bambini si presentano di frequente alla nascita con una posizione non adatta. E tranne nei casi più difficili, in cui diventa necessario il ricorso al cesareo, interveniamo cercando di aiutare il bimbo a trovare la migliore posizione”

Francesca Campus

Ma tutti gli operatori sanitari di Ginecologia certo non si sono persi d’animo neanche davanti all’ emergenza. Mentre sul San Martino si è abbattuto il ciclone dei contagi, con la riorganizzazione di diversi presidi, tagli di posti letto, e chiusura di reparti, quello di Ginecologia, superato il primo periodo di blocco di ogni accesso dall’esterno, è riuscito a rimodulare e mantenere proprio tutti i servizi che ne fanno un centro di eccellenza e che hanno fatto ottenere negli ultimi anni al San Martino il riconoscimento di “Ospedale a misura di donna” della fondazione Onda.

E’ così  assicurata ai compagni delle partorienti la presenza durante il parto e l’accesso in reparto dopo la nascita e la possibilità per la mamma di tenere il bimbo accanto a sé ogni volta che lo desidera. Confermata anche la possibilità del parto indolore, scelto l’anno scorso da 205 donne, il 38 per cento del totale dei parti, rispetto al 35 per cento dell’anno precedente. Un risultato tutt’altro che scontato, visto che la possibilità di ricorrervi dipende anche dai tempi richiesti dal tampone, e dalla disponibilità di un’anestesista.

Il reparto ha continuato a garantire in sicurezza anche l’attività dei diversi ambulatori di ostetricia e ginecologia –  tra i quali quello per le visite e esami delle patologie dell’apparato riproduttivo, lo screening per il tumore della cervice uterina, e i controlli delle donne affette da tumore –  tutti trasferiti prontamente al piano terra, per limitare gli accessi nelle corsie.

Ma non è tutto.  “Ci siamo attrezzati per assistere le pazienti affette da Covid e prossime al parto”, spiega ancora la responsabile Francesca Campus, “con la disponibilità di una sala parto e di una sala operatoria dedicate e attivabili in ogni momento”.  Un’ eventualità che finora non si è verificata. Mentre sono state quattro le donne arrivate al San Martino con disturbi della gravidanza e risultate positive al tampone, l’ultima appena qualche giorno fa. Trattenute in una sala di degenza dedicata, sono state visitate in sicurezza e subito trasferite in una struttura adeguata.

Risultati dietro ai quali c’è l’instancabile lavoro di coordinamento della responsabile, l’impegno di medici, ostetriche infermiere e oo.ss. del reparto, che rimandano le ferie e accumulano turni per riuscire a mantenere livelli di assistenza altrimenti destinati ad essere dimezzati, considerate le continue perdite di personale. Dei 16 medici in forza fino a due anni fa, oggi in corsia ne sono rimasti appena nove di cui uno con limitazioni di turni e orario. E sono davvero insufficienti a garantire i turni in corsia e negli ambulatori anche i 19 infermieri, le 22 ostetriche (di cui due a tempo determinato)  e 8 oo.ss., in totale almeno il 20 per cento in meno del personale necessario.

Con gli occhi segnati dalla fatica, che sorridono sopra la mascherina, la dottoressa Campus ammette:  “Resistiamo anche perché, specie in questo momento, è un grande privilegio per tutti noi assistere quotidianamente al miracolo della vita che nasce”.

Certo,  però,  che se medici e altro personale del reparto continueranno a essere trasferiti e a non essere sostituiti, la chiusura di qualche servizio importante sarà inevitabile. E sarebbe l’ennesimo taglio ai presidi sanitari che le donne e le famiglie oristanesi non meritano proprio.

Sabato, 30 gennaio 2021

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Fonte: Link Oristano

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