Il suo lavoro? Vendere dolciumi e panini imbottiti alle sagre e alle feste. L’ha fatto per anni, Antoncarlo Di Salvo, paninaro di Selargius. E così è riuscito a dar da mangiare alla sua numerosa famiglia: moglie e quattro figli. Con il Covid, però, le fiere paesane sono state annullate. E oggi, con le casse vuote e le ruote dei suoi camion che “si sono ovalizzate da quanto sono ferme”, è disperato: “Mi hanno levato possibilità di lavorare dandomi solo la possibilità di accumulare debiti nei mesi, ho lasciato il lavoro a ottobre 2019 per problemi di salute di mia moglie”. Poi, nel 2020, è tornato al lavoro. Ma per pochi giorni: “Solo 4 giorni per Carnevale, ma siamo stati subito bloccati. Non lavoro da 17 mesi”, osserva Di Salvo. E gli aiuti? “A me sono arrivati 8mila euro, la Regione ce li ha dati ma ce li ha anche portati via tra documenti e marche da bollo. I commercialisti, poi, vogliono anche 150 euro per le loro pratiche, oltre al fato che i soldi che arrivano non sono quelli che sono stati promessi, ma di meno”. E riuscire a sfamare ogni giorno sei bocche, in queste condizioni, è praticamente un’impresa: “Pago anche un affitto mensile di 550 euro, più le cure di alcuni miei parenti che stanno male”.“I fondi messi da parte non ci sono più, ci siamo dovuti accontentare di mangiare wurstel e salsicce per mesi, le nostre rimanenze fresche che non abbiamo potuto più vendere, ma non possiamo alimentarci sempre con i panini, oltre al fatto che sono già finiti anche quelli. Voglio la certezza del lavoro, i soldi? Mi paghino i danni legati alla clausura che mi hanno fatto fare: merce scaduta, ruote dei camion ovalizzate e assicurazioni scadute”.

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