Il Covid fa paura e, a due anni dall’inizio della pandemia, gli effetti continuano a vedersi un po’ ovunque. Anche nelle scuole, che proprio in questi giorni stanno ultimando il classico rito annuale delle iscrizioni al prossimo anno. Tira un’aria brutta, inutile negarlo. A riconoscerlo sono anche i dirigenti scolastici, alle prese con cali a doppia cifra alla voce “nuovi alunni”. Silvia Minafra è la dirigente dell’istituto comprensivo di Uta: una scuola secondaria, due primarie e due dell’infanzia, operative da tanti anni. A settembre, però, molte aule rischiano di restare vuote e più di un docente di dover essere trasferito: “Il calo è anche del 30 per cento nella scuola dell’infanzia, è dovuto a più fattori legati all’emergenza Covid che stiamo vivendo e che ci sta investendo in modo drammatico. I genitori hanno paura e non stanno procedendo con le iscrizioni, pensano di iscrivere i figli al termine dell’emergenza, rimandando tutto a tempi migliori. Dal lato umano li posso comprendere ma sotto il piano pratico crea problemi per l’organico”, afferma la Minafra. “Nei prossimi mesi non saremo in grado di accogliere iscritti, è importante che i numeri siano alti adesso”. Ma così non è, purtroppo. E la numero uno dell’istituto comprensivo non si sbilancia sull’ipotesi, poi naufragata, di tenere tutti gli studenti italiani in dad a gennaio per far aumentare il numero di vaccinazioni: “A gennaio non sapevamo sino a che punto ci avrebbe investito il Covid, siamo stati ottimisti, volevamo ripartire totalmente in presenza ma così non è stato”.“Fidatevi di noi”, dice la Minafra, lanciando un vero e proprio appello, “non abbiate paura e venite con i vostri figli a visitare le scuole, non fatevi paralizzare dalla paura. Se un domani ci sarà la necessità di dover tenere gli alunni a casa di vedrà, intanto iscriveteli. La vita deve ripartire, serve ottimismo”.

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