Le certezze, prima di tutto. Le scheletro trovato in un canale di Uta lo scorso 31 marzo appartiene a Marco Frau, il prof scomparso a ottobre 2019 da Assemini. La verità arriva dall’esame del Dna effettuato dagli esperti dei Ris: la risultanza genetica c’è stata grazie alle unghie del cadavere e ad uno spazzolino da denti utilizzato dallo stesso Frau. Gli esperti hanno confrontato il profilo del Dna, l’esito è stato positivo. A questo punto, però, la palla passa alla giustizia: i carabinieri hanno spiegato che i resti saranno riconsegnati ai parenti del maestro scomparso diciotto mesi fa. E se, come ha saputo Casteddu Online da fonti qualificate, “sino a prova contraria si tratta di un suicidio o di un incidente”, perchè nei resti “non è stata trovata nessuna lesione”, questa analisi potrebbe essere legata solo a una verifica iniziale.
Lo scheletro, infatti, è stato analizzato al Policlinico di Monserrato dal medico legale. E, a quanto si apprende, la morte di Marco Frau potrebbe essere stata “cagionata da altri o da se stesso”. Nelle carte consegnate alla pm Nicoletta Mari, infatti, risulterebbe “un qualcosa che” ha portato chi ha analizzato il cadavere a sostenere che “non si tratta di una morte naturale”. Ci sono elementi, quindi, che possono far pendere “per l’omicidio” o “per il suicidio”. Ma sapere la verità rischia di essere impossibile: il cadavere era scheletrizzato, quindi “non c’è la possibilità di essere più precisi”. 

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