Sono partiti di prima mattina dal Sulcis per raggiungere Cagliari e l’assessorato regionale del Turismo, un gruppo di ristoratori sardi che ha aderito alla protesta di “Io Apro, non spengo più la mia insegna”. Il loro dramma è noto: vietato aprire la sera e, con la Sardegna in zona arancione, il problema è più grosso: tavoli e sedie devono restare vuoti anche a pranzo. Ma loro hanno deciso di dire “no” e di sfidare Dpcm e possibili sanzioni. “Abbiamo un appuntamento con l’assessore Gianni Chessa, vogliamo parlargli dei nostri problemi e chiedere aiuti”, spiega, prima della video intervista, Antonio Loddo, titolare di un ristorante a Carbonia e tra i promotori dell’iniziativa. “Sto aprendo e ho ricevuto dei controlli, purtroppo la gente ha paura delle sanzioni e logicamente, anche se le serrande sono alzate, non viene al ristorante. Ci hanno chiuso del tutto, non possiamo andare avanti così”, afferma il 47enne.Accanto a lui c’è Silvano Cappai, titolare di una pizzeria-paninoteca, 49 anni: “Le pizzerie lavorano prevalentemente la sera, sto lavorando con l’asporto”, ma non basta a far quadrare i conti. “Le chiusure mi hanno tagliato le gambe, affari in calo di più del 50 per cento. I costi del l’asporto sono più alti che avere una sala”, osserva, “posso reggere solo per un altro mese”. Presente anche un barista di Carbonia, Luciano La Mantia: “La nostra non è una sfida o una provocazione ma un grido di aiuto. Non vogliamo sfidare nessuno, la pandemia esiste ma non può essere imputata a chi non ha colpe. Siamo finiti in zona arancione per via delle terapie intensive. Cosa c’entrano bar, ristoranti e palestre? Noi manteniamo tutte le misure di sicurezza. La gente non viene, io sono chiuso perché non voglio rischiare una multa”. 

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