“Deroghe e aperture a macchia di leopardo non aiutano il nostro comparto, fateci aprire anche la sera, i nostri locali sono luoghi sicuri”. L’appello arriva dalla Fipe Confcommercio Sud Sardegna che a pochi giorni dal passaggio dell’Isola in zona gialla, e mentre i numeri che arrivano dal bollettino dell’unità di crisi regionale dicono che la Sardegna è da zona bianca, chiede la riapertura delle attività di ristorazione anche la sera. “Siamo contenti di poter servire di nuovo ai tavoli i nostri clienti almeno a pranzo, ma questo non basta”, dice Emanuele Frongia, rappresentante della categoria di Confcommercio Sud Sardegna, “riteniamo che i tempi siano maturi per poter riaprire in totale sicurezza anche la sera. Tutti conosciamo le regole da rispettare, e pretendiamo che tutti le rispettino, chiediamo anche che le autorità preposte svolgano maggiori controlli. Non c’è alcuna evidenza scientifica alla base della decisione di chiusura per le ore di cena. Non ha spiegazioni, quindi, l’accanimento contro i ristoratori i quali stanno continuando a fallire”. L’associazione di categoria cita i dati che arrivano dal report settimanale dell’Istituto superiore di Sanità che determina la definizione delle fasce di rischio per i territori. “L’rt è rimasto al di sotto di 1, tocca lo 0,87”, dice Frongia, “non chiediamo un pieno ritorno alla normalità, ma basterebbe un’apertura almeno fino alle 23.  In questo modo chi può sfruttare solo il momento della cena in ristorante potrebbe farlo, e la categoria, già fortemente penalizzata, potrebbe cercare in qualche modo l’economia. Non possiamo rimanere a galla. Ripartire significa dare un segnale. Oggi che finalmente in Italia viene costituito un ministero sul Turismo, la nostra ripartenza anche serale potrebbe dare un gran contributo anche in vista della stagione turistica”. Oggi molte aziende sono ancora chiuse. L’apertura serale per molte rappresenta il 100% del proprio lavoro e per chi oggi è aperto rappresenta un buon 70%. Ripartire anche la sera significa per i ristoratori anche “avere più controllo sul territorio ed essere in parte anche un deterrente per i molti assembramenti che spesso si creano per la mancanza della nostra presenza”.

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