Santu Lussurgiu

La “Rete Montiferru e Planargia” chiede interventi immediati per evitare danni più gravi

Il fuoco che a luglio ha messo in ginocchio il Montiferru e la Planargia è ancora una minaccia: il bosco ridotto in cenere non può più svolgere una vitale funzione di controllo del rischio idrogeologico, e con le piogge autunnali potrebbero arrivare frane e strade chiuse. Lancia l’allarme ora la neonata “Rete Montiferru e Planargia”, con un documento che pubblichiamo integralmente.

All’indomani del devastante incendio del 24 luglio scorso, diversi gruppi ed individualità – coinvolti dalla Rete dei Semi della Sardegna, in occasione di un evento organizzato a Bosa dall’associazione Sesto Continente – si sono riuniti per discutere insieme del destino del territorio e della volontà di individuare strategie per la partecipazione comunitaria alla sua tutela.

Nonostante la Sardegna abbia una lunga storia di roghi, l’evento, almeno per estensione, è stato fuori dal comune. Nella strada tra Bonarcado e Santu Lussurgiu è divampato l’incendio che ha bruciato per 60 ore a elevatissime temperature il territorio di Montiferru e Planargia, coinvolgendo 11 comuni – Bonarcado, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Sennariolo, Scano di Montiferro,Tresnuraghes, Flussio, Tinnura, Magomadas, Suni e Sagama – colpiti in varia misura, intensità e quote.

L’incendio del Montiferru ci pone di fronte ad una serie di “nuovi” interrogativi: l’intensità e l’estensione del fuoco potrebbero aver intaccato le caratteristiche idrologiche, pedologiche, geomorfologiche, sedimentologiche e idrauliche dei bacini idrografici con cui ha interferito? Le prime piogge autunnali ci faranno rivivere recenti e tristi memorie? Ci sembra ragionevole supporre di sì.

I versanti montani colpiti dall’incendio sono composti per buona parte da frane, che venivano naturalmente stabilizzate dal bosco. Si può quindi supporre che su pendenze elevate (>60%, cioè dai 31° in su), considerando la natura delle perturbazioni che colpiscono l’isola nei mesi autunnali, le frane giacenti, in assenza del bosco, saranno più vulnerabili all’erosione e ai fenomeni gravitativi.

Il fuoco ha alzato il sipario sui versanti, mostrandoci come gli abitanti del luogo conoscessero bene la natura precaria della morfologia degli altipiani: sono emersi terrazzamenti in diversi segmenti delle aree incendiate, in particolare intorno a Santu Lussurgiu. Questi versanti sono, fin da ora, da ritenersi inevitabilmente più esposti ai fenomeni di dilavamento e ruscellamento delle acque selvagge e a fenomeni gravitativi di massa, a frane per crollo o per rotolamento di massi, cedimenti, colate di detriti o di fango.

Per alcuni dei lettori, queste immagini sono ancora incubi impressi nella memoria. Ipotizzando la prevedibile pioggia che ci accompagna solitamente tra ottobre e dicembre, è facile evincere, anche per i non addetti ai lavori, la crescita esponenziale di detriti solidi, sia di origine rocciosa che vegetale, che confluiranno nella rete idrografica connessa con i versanti di cui sopra, con rischi di flussi iperconcentrati, ovvero flussi con alte concentrazioni di detriti.

Con questi scenari di rischio, è facile immaginare il danneggiamento o l’interdizione temporanea al traffico di ampi tratti della viabilità provinciale e di strade vicinali, per l’effetto dei dissesti su trincee, sottoscarpa stradali, ponti e attraversamenti.

Anche queste per alcuni sono scene già viste, fin troppo prevedibili. Santu Lussurgiu, vista la sua conformazione, in questo scenario si rivela essere il centro abitato più esposto al rischio idrogeologico.

La Rete Montiferru e Planargia ritiene dunque prioritario che il territorio a monte del paese sia sede di un intervento straordinario e preventivo di manutenzione idraulico-forestale, per scongiurare, per quanto possibile, gli effetti devastanti dei flussi iperconcentrati che – come abbiamo già visto a Bitti nel novembre 2020 – sarebbero in grado di ostruire i due canali tombati e i principali attraversamenti della rete viaria di collegamento al centro abitato.

L’intervento di manutenzione straordinaria, secondo le tecniche dell’ingegneria naturalistica idraulico-forestale, necessario a limitare l’erosione del suolo, sarà a vantaggio della ripresa del bosco stesso, favorendo l’assorbimento nel suolo delle acque ed evitando quindi il drastico dilavamento del microbioma.

Questi interventi di prevenzione del rischio coordinati e coadiuvati dalla Protezione Civile potranno essere attuati in concorso con le organizzazioni di volontari, ed è bene che siano indirizzati per ciascun comune nelle aree più modificate e vulnerabili.

La Rete Montiferru e Planargia nasce soprattutto dalla spinta dei gruppi di volontari che, già dalle prime ore successive ai roghi, si sono mobilitati per portare aiuto in alcuni dei territori colpiti e continuano a farlo tutt’ora. Saranno presto disponibili diversi strumenti di comunicazione con la Rete, per chiunque desideri prendervi parte. Per qualsiasi informazione è possibile inviare una mail all’indirizzo provvisorio Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

L’11 settembre 2021 la Rete Montiferru e Planargia ha preso atto dell’ordinanza 789 del capo dipartimento della Protezione civile, datata 1° settembre 2021, che indirettamente riconosce la legittimità delle preoccupazioni sul rischio idrogeologico da noi già comunicate alle autorità competenti. Ma ci sembra che la tempistica emergenziale, le risorse previste (solo due milioni in totale, compresi gli indennizzi) e la parcellizzazione delle mansioni indicate dall’ordinanza non siano compatibili con le reali esigenze di intervenire in tempi utili in termini di prevenzione, per contrastare il periodo piovoso che sappiamo tutti essere statisticamente il più pericoloso per la nostra Isola.

Un tempo si diceva: uomo avvisato

Sabato, 25 settembre 2021

Fonte: Link Oristano

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