A Chicago negli anni ’20 del secolo scorso, in pieno proibizionismo, spopolavano gli speakeasy, i locali semiclandestini, quasi tuti in mano ad Al Capone e alla malavita, dove venivano somministrati liquori e bevande alcoliche proibite. E oggi a Cagliari stanno aumentando a dismisura i locali, anche pubblici, dove si fanno serate danzanti, anche con 100/150 persone. Vietatissime, in questi mesi di epidemia in circolazione. Il paragone, forte, è di Gianni Casella, storico professionista della movida cagliaritana. “Ci sono locali che fanno serate semiclandestine travestite da feste private”, dichiara Casella, “è’ il momento dei locali che non hanno mai lavorato e, grazie alla chiusura delle discoteche si trovano nella situazione di avere una clientela che nonostante i divieti vuole ballare e fare serata”. Non solo circoli e associazioni, ma anche locali pubblici (anche sul litorale), dove si balla, in barba alle norme anti assembramenti, anche latino-americano e si fa il karaoke. Vere e proprie serate di discoteca reclamizzate sui social network o sulle chat whats app. “Lo predissi già a marzo”, conclude, “Cagliari non è New York e le voci girano. Mentre gli imprenditori onesti lavorano nel rispetto delle norme, queste serate stanno aumentando a dismisura”.

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