GUASILA. “Ho sempre lavorato senza risparmiarmi, non mi sono mai persa d’animo e grazie alla forza di volontà, alla tenacia e alla perseveranza, sempre, ma soprattutto nelle avversità, ho trovato gli stimoli giusti per reagire, risollevarmi e andare avanti a testa alta”. Lo afferma con orgoglio Antonia Soru, “sa butteghera”, la memoria storica non solo di Guasila ma anche della Trexenta, che martedì ha raggiunto l’invidiabile traguardo dei 105 anni. L’ultracentenaria, quartogenita dei dieci figli messi al mondo da Pietrina Zara e Giuseppe, un pastore, è nata a Guasila il 9 febbraio 1916, il giorno in cui la chiesa venera santa Apollonia, mentre era in corso la prima guerra mondiale. Ha avuto una infanzia e una adolescenza serena nonostante sia stata costretta a lavorare.

“Da quando avevo sei sette anni- racconta- ho fatto la pastorella, poi la collaboratrice domestica, prima in una famiglia benestante di Guasila, poi, sino al 1943 in una famiglia di Cagliari. Sono rientrata a Guasila nei giorni in cui gli anglo americani bombardavano la citta di Cagliari”. Dal 1949 ha gestito insieme ai familiari il modesto spaccio sociale della sezione del PCI di Guasila. “Non mi hanno mandato a scuola e da allora per esigenze di lavoro, da autodidatta, sono stata costretta a imparare a leggere, a scrivere e in modo particolare a fare di conto”. Tzia Antonia, dopo un breve fidanzamento, nel 1954 si è sposata con Alfonso Chiu, un suo compaesano, bracciante-agricoltore- un assiduo frequentatore dello spaccio sociale.

“Ci siamo sposati a Cagliari il 25 settembre del 1954 nella chiesa dell’Annunziata di via Vittorio Emanuele II che frequentavo nel periodo in cui per motivi di lavoro ho vissuto a Cagliari. Alla cerimonia hanno partecipato solo i parenti più stretti. Non ci siamo sposati a Guasila perché non eravamo in condizioni di sostenere le spese per gli inviti e il pranzo di nozze”.

Antonia Soru ha messo al mondo una sola figlia, Lucia, con la quale attualmente vive insieme al genero Fortunato Cocco e gli adorati nipoti Raffaela e Tommaso. Dopo il matrimonio tzia Antonia ha rilevato il modesto spaccio della sezione del PCI di via Trento, che aveva una superficie di appena 18 metri quadrati, e lo ha trasformato in un avviato negozietto di generi alimentari che ha gestito sino al 1992. L’attività poi è stata rilevata dalla figlia che ad alcune decine di metri ha realizzato un negozio più spazioso, attualmente chiuso per cessata attività. L’ultracentenaria è sopravvissuta all’influenza spagnola, la pandemia che dal gennaio 1918 al dicembre 1920, provocò oltre 50 milioni di morti, e al covid 19, la pandemia attuale. Tre mesi prima di compiere cento anni è caduta e si è fratturata il femore. E’ stata operata con successo il 2 novembre del 2015 nel reparto di ortopedia dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Tzia Antonia ha gradito tantissimo l’attesa visita della sindaca di Guasila Paola Casula che le ha donato un mazzo di rose e le ha esternato gli auguri di tutta la comunità. (Gian Carlo Bulla)

GUASILA. “Ho sempre lavorato senza risparmiarmi, non mi sono mai persa d’animo e grazie alla forza di volontà, alla tenacia e alla perseveranza, sempre, ma soprattutto nelle avversità, ho trovato gli stimoli giusti per reagire, risollevarmi e andare avanti a testa alta”. Lo afferma con orgoglio Antonia Soru, “sa butteghera”, la memoria storica non solo di Guasila ma anche della Trexenta, che martedì ha raggiunto l’invidiabile traguardo dei 105 anni. L’ultracentenaria, quartogenita dei dieci figli messi al mondo da Pietrina Zara e Giuseppe, un pastore, è nata a Guasila il 9 febbraio 1916, il giorno in cui la chiesa venera santa Apollonia, mentre era in corso la prima guerra mondiale. Ha avuto una infanzia e una adolescenza serena nonostante sia stata costretta a lavorare.

“Da quando avevo sei sette anni- racconta- ho fatto la pastorella, poi la collaboratrice domestica, prima in una famiglia benestante di Guasila, poi, sino al 1943 in una famiglia di Cagliari. Sono rientrata a Guasila nei giorni in cui gli anglo americani bombardavano la citta di Cagliari”. Dal 1949 ha gestito insieme ai familiari il modesto spaccio sociale della sezione del PCI di Guasila. “Non mi hanno mandato a scuola e da allora per esigenze di lavoro, da autodidatta, sono stata costretta a imparare a leggere, a scrivere e in modo particolare a fare di conto”. Tzia Antonia, dopo un breve fidanzamento, nel 1954 si è sposata con Alfonso Chiu, un suo compaesano, bracciante-agricoltore- un assiduo frequentatore dello spaccio sociale.

“Ci siamo sposati a Cagliari il 25 settembre del 1954 nella chiesa dell’Annunziata di via Vittorio Emanuele II che frequentavo nel periodo in cui per motivi di lavoro ho vissuto a Cagliari. Alla cerimonia hanno partecipato solo i parenti più stretti. Non ci siamo sposati a Guasila perché non eravamo in condizioni di sostenere le spese per gli inviti e il pranzo di nozze”.

Antonia Soru ha messo al mondo una sola figlia, Lucia, con la quale attualmente vive insieme al genero Fortunato Cocco e gli adorati nipoti Raffaela e Tommaso. Dopo il matrimonio tzia Antonia ha rilevato il modesto spaccio della sezione del PCI di via Trento, che aveva una superficie di appena 18 metri quadrati, e lo ha trasformato in un avviato negozietto di generi alimentari che ha gestito sino al 1992. L’attività poi è stata rilevata dalla figlia che ad alcune decine di metri ha realizzato un negozio più spazioso, attualmente chiuso per cessata attività. L’ultracentenaria è sopravvissuta all’influenza spagnola, la pandemia che dal gennaio 1918 al dicembre 1920, provocò oltre 50 milioni di morti, e al covid 19, la pandemia attuale. Tre mesi prima di compiere cento anni è caduta e si è fratturata il femore. E’ stata operata con successo il 2 novembre del 2015 nel reparto di ortopedia dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Tzia Antonia ha gradito tantissimo l’attesa visita della sindaca di Guasila Paola Casula che le ha donato un mazzo di rose e le ha esternato gli auguri di tutta la comunità. (Gian Carlo Bulla)

Fonte: La Nuova Sardegna

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