Il presidente del Cagliari si sfoga: «Sono molto avvelenato». E sul futuro è chiaro: «Se andiamo in B non smobiliteremo»
CAGLIARI. Dire che Tommaso Giulini è avvelenato, è un eufemismo. Il presidente del Cagliari ha la faccia di un felino che non vede l’ora di azzannare la sua preda. «Mi vergogno di questa situazione», una delle tante frasi dette ieri nella diretta con Radiolina. Il patron era ad Assemini, ha seguito l’allenamento della squadra. «Qui non c’è nessuno rassegnato. Sono tutti consapevoli che col Parma è l’ultima spiaggia. Spero che i giocatori mettano sul campo la stessa rabbia che provo io». Concetto ribadito tre, quattro volte, per renderlo ancora più chiaro. Un messaggio diretto allo spogliatoio, ad un gruppo da cui qualche volta si è sentito tradito. «Non nascondo che qualche volta ho provato questo sentimento - aggiunge -. È la squadra più forte che abbiamo costruito da quando sono presidente, non mi capacito che abbia solo 22 punti dopo trenta partite».
Sfogo. Giulini si trattiene. Vorrebbe dire tante altre cose ma è consapevole che il momento è delicato. Il numero 1 del Cagliari Calcio mai si sarebbe aspettato di avere più di un piede in Serie B a otto giornate dalla fine. «Faccio fatica ad esprimere la delusione che ho dentro - sottolinea con il volto tirato dalla rabbia -. Abbiamo una rosa di giocatori importanti. Sapevamo anche che di avere dei punti deboli ma non fino a questo punto. Non lo so se abbiamo il nono monte ingaggi della Serie A, di sicuro è più alto di quello dell’anno scorso. Ma sono discorsi che non è il momento di affrontare, conta solo battere il Parma per sperare ancora».
Parola vietata. Guai a chi si azzarda a pronunciare Serie B. Il presidente spera ancora nell’impresa e lo dice chiaramente. «Qui siamo tutti convinti che possiamo difendere la categoria. Ho sentito tante parole. Basta, adesso voglio i fatti. I giocatori mi dimostrino sul campo che vogliono restare in Serie A. Da qui alla fine devono dare tutto, ciò che non hanno fatto in 30 partite».
Mea culpa e futuro. Giulini ammette di aver aspettato troppo ad esonerare Di Francesco. «La gara col Torino doveva essere quella della svolta e non lo è stata - dice con forza -. Ho sbagliato a non cambiare il mister prima di quella sfida. Ma non è il momento delle riflessioni, ora conta solo battere il Parma e poi pensare al match successivo. Nient’altro». Il futuro resta un’incognita. Il patron mette le mani avanti e ricorda che «quando siamo retrocessi la società ha dimostrato di saper reagire. I giocatori importanti resteranno, qui non si smobilita». Poi, quando gli viene chiesto se resterà alla guida del club, prima di rispondere fa un sospiro: «Sono ancora convinto che ce la faremo, ma dovessimo andare in B, tutti ci dovremo mettere in discussione, fare delle riflessioni. Io per primo». Parole che lasciano in sospeso la risposta, anche se al momento il presidente non sembra intenzionato a mollare. Poi l’ultimo appello alla squadra: «Dobbiamo tirare fuori l’orgoglio, dare dignità ai nostri tifosi». A buon intenditor...
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Fonte: La Nuova Sardegna

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