Di Stefano Delunas

In un momento di pausa tra la lettura dell’ultimo Dpcm, delle schede riassuntive ed i servizi su Sky Tg 24 mi sono ritrovato a seguire la cerimonia in onore di GIGI PROIETTI dal teatro elisabettiano voluto proprio da lui ai tempi del sindaco Veltroni. Una copia fedelissima del Globe Theatre di Londra. Sentire le testimonianze della Laurito, cresciuta fin da giovanissima col teatro napoletano di Eduardo o la giocosa e fanciullesca e allo stesso tempo intimista di Paola Cortellesi, fino a quella sofferta e commovente di quell’istrione di Enrico Brignano mi ha riportato indietro nel tempo.

Un déjà vu che mi ha catapultano, come se fossi dentro la macchina del tempo, all’Anfiteatro Romano di Cagliari e al suo ultimo spettacolo. Io c’ero. Con i miei affetti più cari e con gli amici di sempre. Vederlo recitare dal vivo è difficile da descrivere in poche parole. Ricordo però che il pubblico gli riversò un applauso che non finiva mai. Mi riferisco al secondo applauso, quello finale. Non del primo primo, che nella tradizione dell’avanspettacolo, richiama il bis e la chiusura dell’evento culturale con un finale ad effetto. Gigi Proietti non è stato solo un mattatore del palcoscenico. Ogni sua interpretazione col cinema o con le serie televisive erano dei camei di bravura e di umanità. E’ stato e verrà ricordato dagli oltre 100 allievi della sua scuola di recitazione come il Maestro anche se lui preferiva essere considerato più come un fratello maggiore. Era colto, raffinato e gentile con tutti. Uno che sapeva, chiunque incontrasse, di avere a che fare con degli esseri umani con le loro fragilità, paure e problemi. Era un uomo come tutti noi ma lui aveva doti taumaturgiche. La sua arte era unica, inimitabile: speciale. Non un semplice attore, Gigi riusciva a far salire sul palco i suoi spettatori che, sin dalle prime battute, venivano coinvolti nello spettacolo a tal punto da farli sentire personaggi ed interpreti dell’avventura rappresentata. Un uomo, un amico di tutti e per tutti. Per tutti aveva una parola di conforto o una battuta ironica che strappava il sorriso o la risata allo sfortunato di turno. Eccelleva anche come interprete drammatico. La sua interpretazione di Don Filippo Neri è la dimostrazione della sua umanità di attore. Cosi come amavano cantare, nel suo oratorio, alla sua morte terrena i suoi bambini di strada, cosi mi piace ricordarlo, da uomo di fede, come un uomo di fede e cantare “Gigi è vivo …è in paradiso, quindi gioite per lui.” Alla fine di ogni rappresentazione si inchinava per ringraziare il suo pubblico ed era come se ringraziasse uno ad uno i suoi spettatori. Oggi ci inchiniamo noi per l’ultimo saluto.

Stefano Delunas Presidente della Associazione Enti Locali per le attività culturali e di spettacolo

L'articolo “Gigi Proietti e il suo ultimo spettacolo all’Anfiteatro di Cagliari e quell’applauso che non finiva mai” proviene da Casteddu On line.

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