“Garantiamo la sicurezza agli operatori impegnati nelle cure domiciliari”
La Sanità deve riconoscere gli errori e ricostruire un sistema fuori dagli ospedali

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo del dott. Mario Fiumene, in pensione dopo aver costruito una lunga esperienza come infermiere e consulente sanitario.

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L’emergenza SarsCovid2 ha portato alla luce problematiche del nostro Servizio di cure domiciliari, forse sottaciute o non considerate col giusto peso in favore di quelle ospedaliere. Di colpo ci si è ritrovati in una nuova realtà, fatta di nuove esigenze, diversificate richieste da parte dell’utenza, e di contro paure, mancanza di certezze, ovvio mutamento di presa in carico e cure presso il domicilio dei pazienti.

Una situazione nella quale, forse per la scarsa e non puntuale informazione, gli operatori e i pazienti sono diventati untori. Situazione nella quale il rischio è quello di perdere di vista il “focus” dell’identità professionale quale “professione di aiuto”.

Nonostante le difficoltà contingenti e il rischio intrinseco all’esercizio professionale, continueremo a prenderci cura, seppure in una nuova condizione per tutti, anche per gli assistiti, i quali ancor più devono fidarsi di chi entra nelle loro case.

Proprio per questo occorre già oggi porre delle basi solide a tutela di chi lavora per aiutare chi è in condizioni difficili. Gli errori commessi emersi, e non ancora dichiarati, che hanno scarsamente considerato quando non escluso la medicina territoriale dalla organizzazione, esponendola in tal modo non solo alle conseguenze del virus, ma anche a quelle naturali di uno stato di isolamento mediatico e legislativo, devono insegnare che la cura del cittadino inizia al di fuori delle strutture ospedaliere.

Particolare attenzione deve essere riservata alle condizioni di lavoro degli operatori delle cure domiciliari, ivi compresa la tutela secondo il Dlgs 81/2008 ora più che mai indispensabili in questo contesto difficilissimo del SarsCovid2.

Ognuno di noi si deve assumere le proprie responsabilità per quello che ha fatto e non ha fatto, o non ha potuto fare. Si deve avere la consapevolezza dei propri limiti e di quelli del sistema sanitario.

Possiamo dire che non si era pronti a gestire una epidemia, tanto meno una pandemia. Siccome è umano errare, facciamo in modo che non si perseveri, partiamo dalla sicurezza dei lavoratori delle cure domiciliari, sia di coloro che operano sul campo, sia del personale tutto dei Distretti, amministrativi compresi.

Gli stessi spazi destinati ai Servizi delle cure domiciliari devono assolvere alle esigenze dello stesso servizio senza tralasciare le esigenze dell’operatore che fa rientro dal domicilio dei pazienti, al quale deve essere data la possibilità di avere spazi appositamente destinati a spogliatoio dotato di bagno e doccia, dove possano essere indossati gli indumenti di lavoro specifici o dismettere le divise e i dispositivi di protezione.

Mario Fiumene

Giovedì, 16 aprile 2020

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Fonte: Link Oristano

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