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L’era del coronavirus comprime numerose attività personali, professionali e sociali a cui siamo stati abituati da sempre, sicuramente una di queste attività che maggiormente suscita il dolore delle persone, è la scomparsa di un congiunto o una persona cara. Il funerale è quel momento in cui si concentrano i ricordi che ci legano alla persona scomparsa, l’estremo saluto è anche la valvola di sfogo di un dolore che solo coloro che lo provano possono capire.

Con il nuovo decreto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal 4 maggio sarà possibile svolgere i funerali con la partecipazione massima di quindi persone che comunque devono mantenere il distanziamento sociale e le dotazioni di sicurezza come mascherine e guanti, benedizioni e funzioni esclusivamente all’aperto. Una decisione che ha trovato da subito, la reazione della CEI, infatti la prima dichiarazione dei vertici della chiesa italiana, è stata appunto: “i Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale.” Una presa di posizione forte che proprio nel momento in cui scriviamo, ha fatto riflettere il Presidente Conte che valuta una probabile inversione di rotta, sempre tenendo conto del parere del Comitato Tecnico Scientifico. In un momento dove la vita è costellata dall’incertezza, anche la morte sembra essere un passaggio difficoltoso per i cari che devono celebrarne l’estremo saluto.

L'articolo Funerali solo per 15 persone e Messe vietate: rivolta dei vescovi e dietrofront di Conte proviene da Casteddu On line.

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