Finita l’emergenza, solo un aiuto pubblico potrà riempire le piscine
I gestori degli impianti di Oristano, Tramatza e Samugheo hanno aderito all’appello della Federnuoto

Nel mondo del nuoto sardo si pensa già a un percorso di ripresa comune da affrontare insieme e da avviare durante la ricostruzione post emergenza sanitaria. Nasce così il gruppo “Uniti… FIN da sempre”: un collettivo di 29 entità impegnate nella cura di 36 piscine (e spazi acqua in esclusiva) gestite da associazioni e società sportive dilettantistiche, o di proprietà delle municipalità locali e affidate a gestori esterni.

Tra queste anche la piscina comunale di Oristano (gestita dalla società Acquasport), quella di Tramatza (gestita dall’Asd Waterland Nuoto), la piscina comunale Samugheo (gestita da Asd Nuotomania) e diversi altri impianti in tutte le province sarde.

Il neonato movimento è sostenuto dalle tre federazioni olimpiche e paralimpiche: oltre alla capofila FIN Sardegna, sono state coinvolte la FISDIR (Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali), coordinata dal delegato regionale Carmen Mur,a e la FINP (Federazione Nazionale Nuoto Paralimpico), che alla pari della FIN Sardegna ha come punto di riferimento il presidente regionale Danilo Russu.

Il gruppo nasce in seguito alle dichiarazioni di Paolo Barelli, presidente nazionale FIN, seguite da quelle del presidente regionale FIN Danilo Russu. Entrambi hanno sollecitato un intervento economico importante da parte delle istituzioni, affinché gli impianti dedicati al nuoto non rischino un collasso.

Alla lettera scritta da Russu alle massime cariche politiche regionali ne è seguita un’altra, con gli stessi destinatari, firmata dal nuovo gruppo associativo (e dai rappresentanti federali investiti) che evidenzia i conti in rosso maturati in seguito alla sospensione delle attività nelle vasche sarde.

Danilo Russu

“Vorremmo che l’attenzione degli enti pubblici locali si focalizzasse sul fatto che, nonostante la chiusura, i nostri impianti sono ancora funzionanti”, si legge nella lettera. “La scelta di svuotare le vasche è stata soggettiva, suggerita dalla loro grandezza, al fine di ridurre al massimo i costi. Tra questi i più onerosi sono relativi a energia elettrica, acqua, prodotti chimici, manutenzioni ordinarie e straordinarie. Quando i battenti si riapriranno, dovremo fare i conti anche con le riattivazioni dei riscaldamenti, che rappresentano una voce pesante nel bilancio generale. Senza dimenticare che i nostri impianti, da giugno a settembre, subiscono una diminuzione delle frequenze pari all’80%”.

“In base alle recenti rivelazioni governative, rimane un’utopia sperare di riattivarci per
giugno. Coronavirus permettendo, la ripartenza da settembre causerebbe uno stop
complessivo dei nostri impianti di sei mesi. Difficile sostenere un’attività con spese vive
distribuite su tutto l’anno solare, quando l’effettivo lavoro si è concentrato in un lasso di
tempo dimezzato”.

Si rischia quindi di bloccare un’attività come quella del nuoto che coinvolge in Sardegna cinquantamila praticanti. “Tra loro ci sono neonati, bambini, giovani, diversamente adulti, terza e quarta età, donne in gravidanza, convalescenti impegnati nel recupero da post traumi o post-ictus”, si legge ancora nella lettera che ha come destinatario più importante il presidente della Regione, Christian Solinas. “Senza dimenticare il mondo della disabilità fisica, visiva e intellettivo relazionale che pratica il nuoto (nella maggioranza dei casi unica alternativa disponibile) come terapia nei piani personalizzati previsti dal testo normativo della legge 162”.

“Le abilità natatorie non vanno ricollegate semplicemente all’attività sportiva, ma possono avere rilevanza anche in altri ambiti. Spesso salvano la vita o insegnano a preservarla grazie alla formazione degli assistenti bagnanti, organizzata in tutti i nostri impianti. Ogni anno ci strutturiamo adeguatamente per sfornare circa seicento figure, qualitativamente molto preparate, preposte alla salvaguardia della sicurezza di spiagge e piscine durante la stagione estiva”.

Per il gruppo “Uniti… FIN da sempre” ci sarebbero dunque due passaggi necessari ad evitare che la situazione peggiori: contributo a fondo perduto a favore delle spese affrontate in questi mesi di
chiusura, come proposto dalla Federazione Italiana Nuoto, per le spese di energia elettrica, idrica, prodotti chimici, canoni privati che non rientrano dei decreti legge e altre spese specificate dai gestori inerenti l’emergenza; linee di credito, alla pari delle piccole imprese, garantite dalla RAS a tasso 0% della durata pluriennale, con una percentuale a fondo perduto gestito dalla SFIRS.

Sull’importante sinergia che si è creata nel mondo delle piscine interviene anche la delegata FISD

Carmen Mura

IR Sardegna, Carmen Mura: “Il nuoto è una delle discipline sportive più praticate dagli atleti paralimpici della Fisdir Sardegna, sia a livello promozionale sia agonistico, in cui sfoderano tecnica e prestazioni che non hanno niente da invidiare rispetto a quelle degli atleti olimpionici”.

“Conosciamo perfettamente il mondo del nuoto”, conclude Carmen Mura, “sappiamo che le difficoltà e i costi di gestione di un impianto natatorio sono innumerevoli, ma altrettanto innumerevoli sono i benefici che i nostri atleti hanno a livello psicofisico e non possono essere ignorati. Come delegata regionale e a nome di tutto il movimento paralimpico degli atleti intellettivo-relazionali, mi associo al grido d’allarme lanciato dalla FIN, auspicando che alla sospirata e attesa data di ripresa delle attività natatorie, tutti i protagonisti siano messi nelle condizioni di poter operare al meglio”.

Giovedì, 9 aprile 2020

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Fonte: Link Oristano

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