C’è chi attende l’esito del tampone, anche da settimane, e cerca di ingannare il tempo come può, ma anche chi aspetta la chiamata per essere sottoposta al test. È il caso di Giorgia L., estetista quartese di 27 anni (il nome è di fantasia per tutelare la privacy di suo figlio, neonato). Tutto inizia con febbre e mal di gola, lo scorso 17 ottobre. Due giorni dopo la donna contatta il suo medico, parte la segnalazione per il tampone ma, da quel momento, nessuno si fa vivo. La 27enne non può tornare al lavoro e condivide una quarantena “infinita” insieme al suo piccolo e al compagno. La donna ha scritto tre email all’Ats, tutte contenenti la stessa richiesta: “Sono ancora in attesa del tampone, cosa devo fare?”, questo il succo dei suoi messaggi. Senza risposta. “La pediatra mi ha detto che è meglio che mio figlio non esca e che lo tenga sotto controllo, ha avuto anche lui febbre per due giorni”. Ma i giorni passano e niente cambia: “Per il cibo ci aiuta mio papà, fa la spesa e la lascia davanti alla porta dell’appartamento. La situazione è grave, merito di avere delle risposte”. Ecco, di seguito, l’email inviata dall’estetista 27enne alla nostra redazione qualche giorno fa.

“ami ritrovo a scrivere alla qui presente, come credo lo abbiamo già fatto in tanti, per raccontare e far emergere i grossi disagi che sta causando la disorganizzazione della sanità a Cagliari. Ripercorriamo l’accadutob in data 17 ottobre inizio con il mal di gola, il 19 ottobre inizio con la febbre e  il mio medico di famiglia visto il mio lavoro a contatto con il pubblico, essendo estetista pur avendo sempre tutto il tempo a lavoro la mascherina FFP2, decide di far partire la pratica di primo contatto e a tutti gli effetti e far partire un autoisolamento. Continuano in tutto ciò i presunti sintomi associati al Coronavirus fino a martedì 27 ottobre. In tutti questi giorni ho aspettato che qualcuno mi chiamasse per effettuare il tampone e capire se ero stata contagiata e se dovessi avvisare appunto anche a lavoro del contagio e mettere in quarantena anche i colleghi o i clienti con cui sono entrata in contatto. Ma tutto questo non avviene perché io ad oggi 31 ottobre sono ancora rinchiusa in casa, in questo momento sto bene e sto cercando di chiamare l’Ats a questi numeri 0706096651/ 0706096652/ 070660953 e anche al 800311677. Nessuno in questo momento sa dirmi che fine io debba fare. Nessuno mi dà risposte. Nessuno risponde . Inutili questi numeri perché squillano a vuoto. Continuano a dirmi  al numero verde 800311677 di rimanere in isolamento con tutti i disagi che mi stanno causando , a me e non solo perché ho un bambino di 11 mesi che non può e non deve perché ha il diritto di mettere piede fuori di casa e respirare aria pulita e non di quattro mura. Nessuno sa cosa deve fare, cosa deve dirmi e quali procedure effettuare. Passati i sintomi e passati i 3 giorni dalla fine dei sintomi io devo essere sottoposta a tampone ma se nessuno risponde e si fa vivo come faccio a eseguire questo tampone punto primo. Punto 2: passati i sintomi io devo continuare a rimanere in autoisolamento 14 giorni? Ma se non so se ho avuto il Coronavirus mi spiegate il senso di lasciarmi/ci rinchiusi in casa e privarci di qualunque diritto? La situazione è alquanto grave  e meritiamo tutti quanti di avere quantomeno delle risposte di avere qualcuno che ci dica il decorso e sapere soprattutto se sono stata contagianta o se la mia famiglia è stata contagiata o a lavoro. Merito di avere delle risposte”.

L'articolo “Febbre e mal di gola, prigioniera in casa a Quartu con mio figlio neonato in attesa del tampone” proviene da Casteddu On line.

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