Favori medici ai banditi e, seppur senza mai incontrarlo, anche a Graziano Mesina. Così ha agito Tomaso Cocco, il primario della Terapia del dolore del Binaghi di Cagliari finito in carcere per associazione di stampo mafioso e associazione segreta. Domani avrà modo, eventualmente, di difendersi, nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Intanto, dalle 407 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Michele Contini, spuntano intercettazioni che sembrano lasciare davvero poco spazio a dubbi. È Cocco a confermare, ad agosto 2020, ad una giornalista (desiderosa di intervistare Grazianeddu e non indagata) che l’ex Primula rossa non sta bene. A dargli la notizia è stato Tonino Crissantu, parente di Mesina. Qualche mese dopo, il 18 gennaio 2021, lo stesso Coco si rende disponibile a firmare una perizia medica che attesti l’incompatibilità di Mesina con la vita in carcere: “Come sta Grazianeddu?”, chiede il primario in una delle tante intercettazioni telefoniche. Un aiuto l’ha anche fornito a un altro arrestato, riuscendo ad accorciargli i tempi di attesa di un intervento chirurgico.

In parallelo, al Binaghi, Tomaso Cocco aveva iniziato a dirottare in intramoenia tanti pazienti con il chiaro obbiettivo, stando alle indagini, di fare soldi. Ne parla in più di una intercettazione con la mamma, vantando un aumento dei guadagni e raccontando che aveva anche trovato due infermiere compiacenti “che poi prendono i regali che mi portano i pazienti”.

Fonte: Casteddu on line

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