Cagliari

Il professor Roberto Malavasi interviene a proposito delle misure urgenti per il salvataggio delle imprese in crisi

Per evitare che l’epidemia da Covid-19 possa avere un effetto disastroso sul sistema delle imprese italiane, come noto costituito in prevalenza da realtà imprenditoriali di piccole e medie dimensioni, nel luglio 2021 si organizza con urgenza un sistema di gestione rapida della crisi di impresa (composizione negoziata ex D.L. 118/2021) con l’intento di permettere il risanamento di quelle realtà aziendali ritenute ancora meritevoli di essere salvaguardate, in un’ottica di tutela strutturale del sistema produttivo.

Questa procedura si incentra sull’esercizio di uno sforzo congiunto e solidale di tutte le parti interessate alla preservazione di un’attività imprenditoriale valutabile prospetticamente capace di ritornare ad esprimere positività economiche e sociali.

Le misure urgenti, che fissano il termine stringente del 15 novembre per l’inizio delle attività, prevedono, com’è ovvio, l’individuazione:
1) di criteri per la definizione della condizione ritenuta tutelabile, facendo leva su un sistema di valutazione e diagnosi delle situazioni aziendali, attuali e prospettiche (quali certificate dalle informazioni contabili ufficiali, prima fra tutte il bilancio di esercizio), che si fonda sull’analisi finanziaria dei dati e sulla predisposizione di un business plan;
2) delle professionalità più adatte alla valutazione delle condizioni economiche, finanziarie e patrimoniali delle aziende, in un’ottica di possibile risanamento economico (analisi a consuntivo e, quindi, a preventivo).

Chi possiede queste capacità all’interno del sistema italiano? Lo stabilisce in modo inequivocabile una norma, il Decreto Legislativo 28 giugno 2005 n. 139: gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, per i quali, dopo una specifica laurea in studi aziendali, è previsto un esame di stato avente lo scopo di verificare la preparazione nelle materie economiche, finanziarie, tributarie e di amministrazione delle imprese di qualsivoglia tipo.

Come dire (art. 1 commi 2 e 3) che l’attività di valutazione tecnica delle funzioni di amministrazione, direzione e controllo delle imprese, così come delle loro iniziative prospettiche, cioè di asseverazione dei business plan, è competenza specifica degli iscritti a questo Ordine professionale, per i quali è inoltre previsto un obbligo di formazione permanente.

Non di meno, per poter svolgere compiti e funzioni già propri per unica ed altamente specializzata formazione, riconosciuta appunto per legge, a maggiore ed estrema cautela, si prevede che per poter essere accettati come “esperti” in quanto già praticato per professione – ora ridefinito come “composizione negoziata” – si debba avere una iscrizione all’Albo da almeno cinque anni ed acquisire una ulteriore, puntuale formazione di almeno 55 ore.

Nella previsione di un gran numero di aziende in difficoltà e, quindi, di dotazione di maggiori risorse per l’espletamento delle funzioni richieste, si è poi estesa la platea dei possibili “esperti” anche agli iscritti agli albi degli avvocati e dei consulenti del lavoro, fino a ricomprendere anche non iscritti ad albi professionali in grado di documentare di avere svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo di imprese interessate da operazioni di ristrutturazione.

Il tutto in un’ottica di emergenza che, come detto, prevedeva un’entrata a regime del sistema di difesa delle attività imprenditoriali fin dal 15 novembre 2021.

Per approssimazioni successive, giustificate dall’urgenza di contrastare eccezionali effetti negativi sul sistema economico e sociale, viene così superata ogni qualificazione imposta dal possesso di specifiche competenze acquisite in percorsi di laurea dedicati, da esami di stato previsti per l’iscrizione agli albi, in breve da specificità stabilite per legge.

Il fatto inaccettabile è che, poi, basandosi su testi di conversione emendati in senso sempre più estensivo e favorevole agli “altri”, ed in particolare a quella categoria aggiuntiva individuabile come “autodidatti”, che certamente avranno dovuto fare ricorso a tecnici (commercialisti) presi in subappalto per concretizzare le loro esperienze, si arrivi ora, con le linee guida ministeriali agli Ordini professionali datate 29 dicembre 2021, persino a negare l’esistenza di specificità/competenze professionali certificate dalle leggi dello Stato, privilegiando proprio quella categoria che non può naturalmente che avere carattere di residualità.

E questo chiaramente fuori tempo massimo, visto che le interpretazioni assunte dalla burocrazia, ed oggi imposte agli Ordini professionali, arrivano dopo ben due mesi dalla data fissata dallo stato di urgenza per l’inizio dell’attività emergenziale, come ovvio mai decollata.

Crediamo sia razionale, onesto e doveroso sostenere che un autodidatta che abbia svolto una qualche funzione amministrativa per chiamata diretta non possa in nessun caso essere equiparato ad un tecnico qualificato dal possesso di specifica ed esclusiva formazione continua, peraltro prevista e riconosciuta per legge.

Sarebbe come se si decidesse che un’operazione a cuore aperto non sia più compito esclusivo di un cardiochirurgo, in possesso di una laurea in medicina e chirurgia e di una specifica formazione specialistica, estendendone la competenza anche a chi fosse chiamato a passare i ferri al chirurgo o, peggio, a chi casualmente venisse fatto entrare in sala operatoria, da non si sa chi, perché e a fare cosa in sostituzione del cardiochirurgo, in una situazione definita di urgenza, dichiarandolo subito dopo primario del reparto di cardiochirurgia.

Il principio inderogabile della competenza acquisita con anni di formazione specialistica, col superamento di rigide verifiche da parte dello Stato e con lo svolgimento continuo sul mercato di attività specifiche ed esclusive non può essere cancellato da una burocrazia che, ricorrendo a sotterfugi lessicali e/o a contorsionismi giuridici, stravolge la realtà, pena il fallimento dell’intero sistema economico e sociale.

Un’ulteriore evidenza non può infine essere sottaciuta circa il fatto che il rispetto di tale principio, doveroso in condizioni di normalità, assume il ruolo di variabile chiave per la sopravvivenza e l’uscita da situazioni di eccezionale difficoltà: la capacità di prontamente individuare e di finalizzare in modo appropriato le migliori risorse umane disponibili rappresenta, infatti, l’unico modo che qualsivoglia sistema ha per ricercare prima ed implementare poi le soluzioni idonee al superamento di uno stato di crisi.

Roberto Malavasi
già docente presso l’Università di Cagliari, Facoltà di Economia

Sabato, 15 gennaio 2022

Fonte: Link Oristano

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