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Oristano

Dopo il caso del reparto Medicina dell’ospedale San Martino di Oristano, ormai alla paralisi

Dall’Asl di Oristano riceviamo e pubblichiamo

«Nessuna chiusura, attuale o futura, del reparto di Medicina interna dell’ospedale San Martino di Oristano». Lo chiarisce il direttore generale dell’Azienda socio-sanitaria locale n. 5 di Oristano Angelo Serusi all’indomani delle notizie diffuse attraverso alcuni organi di informazione.

«Non abbiamo mai nascosto le difficoltà, strutturali e comuni a tutta l’Isola ad eccezione dei poli sanitari del Nord e del Sud Sardegna, relative essenzialmente alla carenza di medici – afferma il manager della Asl 5 – Nonostante ciò, in questi mesi siamo riusciti a mantenere ed in alcuni casi persino a rafforzare  i servizi ospedalieri attraverso nuove assunzioni, come è accaduto per l’urologia, l’oncologia, la ginecologia, la psichiatria, le cure palliative, o a riavviare attività come emodinamica, sospesa dal 2021, per citarne alcuni. In altre situazioni, stiamo “resistendo”, continuando a erogare comunque le prestazioni e le cure, come accade ora in Medicina, in un contesto contingente e provvisorio derivante dalla contemporanea malattia di alcuni medici».

«Vorremmo che questo fosse chiaro a tutti i cittadini: grazie a uno sforzo organizzativo continuo, oltre che  all’impegno e alla disponibilità del nostro personale, a Oristano – a differenza di altre realtà – questa direzione non ha mai chiuso un solo reparto e la presa in carico dei pazienti è sempre stata garantita, anche nei periodi più critici –  prosegue Serusi – Rassicuriamo quindi la popolazione rispetto al fatto che l’assistenza sanitaria, a Oristano e in tutta la provincia, è garantita e continuerà ad esserlo».

«Affermare che i reparti di Medicina degli ospedali di Oristano e Bosa siano chiusi è totalmente falso: nel primo attualmente ospitiamo un numero di pazienti che va ordinariamente oltre i 48 assegnati dalla Regione, mentre nel secondo i ricoverati sono in media 20 – smentisce il direttore generale –. Falso è anche affermare che sia chiuso l’ospedale di Ghilarza, dove da settembre è ripresa l’attività di day surgery, attività ripartita anche a Bosa nel maggio scorso. Peraltro è preoccupante che dichiarazioni di questo tipo siano effettuate da sigle sindacali evidentemente poco informate sullo stato delle cose ed ingeneroso nei confronti dei colleghi che quotidianamente si spendono, al massimo delle loro energie.  È quindi singolare che, a più riprese, siano fornite notizie che paventano chiusure di reparti e ospedali puntualmente smentite dai fatti, perché niente, ribadiamo, è stato chiuso in questi mesi. È bene ricordare, anzi, che il San Martino ha sopperito nei mesi scorsi alle chiusure più o meno periodiche di ospedali vicini».

Il manager si sofferma poi sulla situazione della sanità territoriale ed in particolare sulla carenza di nuovi medici di famiglia: «Su questo versante abbiamo adottato e stiamo adottando tutte le possibili soluzioni di nostra competenza: sono stati aumentati i massimali, accrescendo il numero dei pazienti assistibili da 1500 a 1800 per ciascun medico; è stata richiesta la disponibilità dei medici di guardia medica ad effettuare le prescrizioni; sono state bandite le selezioni per la ricerca di nuovi professionisti in modalità aperta, con bandi senza scadenza, in modo da allargare il raggio d’azione e la possibilità di acquisire, in qualunque momento, nuove disponibilità, fino alla copertura del posto vacante – spiega il manager della Asl n. 5 – Abbiamo fatto e continuiamo a fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per garantire l’assistenza sanitaria di base, nell’ambito di una cornice normativa e contrattuale che è di rilievo nazionale e regionale».

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Le rassicurazioni del direttore generale dell’Asl  di Oristano Angelo Serusi  non sono sufficienti, e tantomeno convincenti. In realtà l’assistenza sanitaria, a Oristano e in tutta la provincia, continua a essere precariamente offerta e non garantita. L’esperienza dell’ultimo anno non consente ottimismo e viste le premesse c’è poco da sperare per il futuro. Nel territorio migliaia di pazienti perdono il medico di famiglia e una delle soluzioni prospettate è demandare le ricette alle guardie mediche. Altre migliaia di assistititi sono costretti a lunghe attese per visite ed esami specialistici (a meno che non si metta mano al portafogli) e non c’è alcuna risposta adeguata. La situazione del reparto Medicina dell’ospedale San Martino (ancora aperto, ma che rischia di bloccarsi) è a dir poco drammatica, considerata anche l’insufficiente dotazione di  personale che costringe quanti fanno il loro dovere col camice indosso ad assumersi quotidianamente grandissimi rischi e responsabilità. Per questo il direttore generale dell’Asl dovrebbe solo ascoltare le testimonianze di coloro che in quel reparto sono stati ricoverati e  anche dei familiari di chi purtroppo, talvolta, dallo stesso reparto è uscito disteso con un lenzuolo a coprirgli il volto. (Marco Enna)

Giovedì, 24 novembre 2022

 

Fonte: Link Oristano

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