“Finalmente”. È raggiante Emanuela Loi, ventottenne di Monastir. Presto inizierà il corso per poter diventare poliziotta e seguire le orme della zia, stesso nome e stesso cognome, rimasta vittima della mafia nella strage di via D’Amelio, a Palermo, avvenuta il 19 luglio 1992, quando il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta sono stati fatti saltare in aria dal tritolo utilizzato dalla mafia. Emanuela Loi era nata quattro mesi dopo. Papà poliziotto, la decisione di darle lo stesso nome della zia, caduta mentre serviva lo Stato, è stata immediata.  “Dovrò fare il corso per metà online teoria per il Covid, poi partirò ad Alessandria dove c’è la scuola, insieme ad altri ragazzi”. La ventottenne è raggiante ed emozionata: “Sin da piccola i miei mi hanno portato a convegni, manifestazioni e anniversari della polizia. La polizia è la mia famiglia, mi è sempre stata vicina”. Quakche giorno fa, la Loi è andata in questura a Cagliari “per ritirare la notifica ufficiale dell’inizio del corso. Ho dovuto battagliare, avevano abbassato l’età dopo aver fatto il bando, il Tar del Lazio e il Consiglio di Stato hanno ribaltato tutto, permettendo di partecipare anche a cui ha più di ventisei anni”. L’emozione è tanta: “Non vedo l’ora di iniziare, voglio onorare la memoria di mia zia”. E non c’è modo migliore, e più autentico, se non quello di poter indossare, tra qualche mese, la sua stessa divisa. Quella di poliziotta. 

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