Economia della Sardegna. Il CRENoS: “Si può uscire dalla crisi, ma serve un cambiamento epocale”
Scarica la sintesi del Rapporto presentato questo pomeriggio

Emanuela Marrocu

Con un PIL pari al 70% della media europea la Sardegna conferma la sua appartenenza alle regioni più povere d’Europa. È quanto emerso dal rapporto CRENoS sull’economia dell’Isola, presentato questo pomeriggio attraverso un webinar sul sito del CRENoS e della Fondazione di Sardegna e sulle pagine social.

Il sistema produttivo sardo è costituito fondamentalmente da microimprese e fatica a innescare un processo virtuoso di accumulazione di capitale. Secondo il rapporto, gli investimenti in capitale umano e innovazione tecnologica sono ancora troppo bassi. A questo si aggiunge l’evoluzione fortemente negativa degli indicatori demografici, Insularità e perifericità, denatalità e spopolamento delle aree interne, bassa densità della popolazione e scarsa domanda locale sono altri elementi negativi che hanno sinora rallentato lo sviluppo economico della Sardegna e delineano un quadro strutturale molto critico. Su questa situazione si abbatte una crisi globale inattesa e improvvisa che non ha precedenti. È difficile fornire stime quantitative accurate sull’impatto complessivo, perché dipenderà molto dalla durata della pandemia e dalla prontezza ed efficacia delle politiche pubbliche (europee, nazionali e regionali) di sostegno. Ogni sforzo deve essere fatto perché questo forte shock di offerta di breve periodo non produca uno shock di domanda con effetti più duraturi sul sistema economico, in particolare in economie deboli quali la Sardegna. Ciò significa che le autorità pubbliche devono accollarsi la riduzione dei redditi provocata dalla pandemia al fine di garantire la continuità dell’occupazione ed evitare così di innescare una pericolosa e duratura spirale recessiva.

Allo stesso tempo questa crisi globale ha evidenziato la necessità e urgenza di adottare stili di vita più attenti ai temi della sostenibilità ambientale e della salvaguardia della salute. In questa ottica alcuni degli elementi che in genere hanno svolto un ruolo negativo per la Sardegna si possono trasformare in opportunità. Pensiamo al ruolo positivo che l’insularità e la bassa densità possono giocare rispetto ad una possibile ripresa in sicurezza dei flussi turistici.

Uscire dalla crisi è possibile, secondo i ricercatori che hanno lavorato al rapporto  CRENoS anche per una regione strutturalmente debole come la Sardegna. Ma per riuscirci è necessario mettersi alla guida di un cambiamento epocale. Bisogna certamente rafforzare le infrastrutture fisiche, ma si deve investire soprattutto sul miglioramento del capitale umano, sociale e ambientale e sulla qualità delle nostre istituzioni. La crisi si supera solo se riusciamo a condividere visione strategica, competenze, innovazione, coesione.

Una sintesi dell’analisi su “Shock covid e ripercussioni macroeconomiche in Sardegna”
Le ripercussioni complessive sull’economia della Sardegna dello “shock Covid” sono analizzate nel rapporto presentato questo pomeriggio utilizzando la tavola regionale delle interdipendenze settoriali, ossia i legami che esistono tra i vari settori del sistema economico in Sardegna. Lo shock Covid è definito come risultante di 3 elementi: 1) il lockdown di tutte le attività produttive interessate dai DPCM; 2) il crollo della domanda extraregionale e estera di beni e servizi prodotti in Sardegna in seguito alla riduzione del PIL nazionale e mondiale; 3) la verosimile contrazione aggiuntiva della domanda dei servizi turistici.

Considerando uno “scenario moderato” in cui al lockdown si aggiunge una riduzione della domanda esterna del 9,2% (contrazione del PIL nazionale secondo la stima di Banca d’Italia, scenario base) e una riduzione ulteriore della domanda del settore turistico del 30%, l’impatto complessivo sul PIL regionale è pari a -10,5%.

Se si considera uno “scenario severo” in cui al lockdown si aggiunge una riduzione della domanda esterna del 13,1% (contrazione del PIL nazionale secondo la stima di Banca d’Italia, scenario severo) e una riduzione ulteriore della domanda del settore turistico del 50%, l’impatto complessivo sul PIL della Sardegna risulta essere pari a -11,9%.

È importante tener presente che queste stime (come altre che vengono presentate in queste settimane) devono essere prese con cautela data la grande incertezza che permane sulla durata dell’epidemia, non solo in Sardegna e in Italia, ma anche nel resto del mondo, al quale la nostra economia è comunque legata.

Basti pensare a come lo scenario potrebbe cambiare se vi fosse una ripresa autunnale dei contagi. Inoltre, bisogna considerare che molte delle politiche pubbliche annunciate non sono ancora effettive e quindi non può essere valutato il loro impatto. Ad esempio, le misure europee del MES e del Recovery fund, o quelle nazionali del recente Decreto rilancio o quelle regionali contenute nel DL 162. Se tutte queste azioni saranno effettivamente operative e garantiranno rapidamente risorse finanziarie ai cittadini ed alle imprese allora gli effetti negativi dello shock Covid sul sistema economico potrebbero essere più contenuti nel 2020 e garantire un forte recupero nel 2021.

Qui una sintesi del Rapporto

Venerdì, 19 giugno 2020

 

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Fonte: Link Oristano

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