“Ecco il nuovo Delogu”. Il piano della Assl per rilanciare l’ospedale
Lunga lista di obiettivi presentata all’assemblea del Distretto di Ghilarza-Bosa

Prima l’avvio del nuovo Punto di primo intervento, attraverso i “medici in affitto”, poi la riapertura di Medicina ( liberata dai pazienti Covid) e Chirurgia, l’ampliamento della Radiologia e del Laboratorio analisi, l’avvio dell’integrazione ospedale e territorio con l’impiego della telemedicina. Sono questi gli ingredienti del piano di riorganizzazione dei servizi ospedalieri del “Delogu”messo a punto dal direttore del presidio unico ospedaliero di Oristano, Sergio Pili che anticipa la destinazione dell’ospedale di Ghilarza : un presidio con “funzioni di completamento del Dea di primo livello” cioè dell’ospedale di Oristano.

È stato lo stesso Pili a illustrare ieri il contenuto dell’articolato documento, in occasione dell’assemblea del Distretto di Ghilarza – Bosa, convocato dal presidente Domenico Gallus (che è anche presidente della Commissione sanità in Consiglio regionale). Un incontro al quale hanno partecipato solo 7 dei 32 sindaci convocati, ma che ha visto la presenza del commissario Antonio Francesco Cossu, di una delegazione del Comitato cittadino per la difesa del Delogu e di una delegazione di operatori sanitari ospedalieri. 

Nell’articolato progetto si elencano le funzioni e i servizi attribuiti al presidio di Ghilarza dal Piano della rete ospedaliera varato dalla Regione nell’ottobre del 2017, ma mai attuato: un Centro di Emergenza territoriale;  un reparto di 20 posti letto di Medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri, una Chirurgia con posti letto dedicati,  che effettua interventi in day-surgery o in week-surgery; un servizio di indagini radiologiche con trasmissione di immagini in rete al centro radiologico più vicino,  un servizio di indagini laboratoristiche, un protocollo che disciplini i trasporti secondari dallo stabilimento ospedaliero sede di Centri di emergenza territoriale all’ospedale più vicino, una emoteca.

L’ospedale così previsto dovrà poter contare su un proprio dirigente medico, riferimento della direzione di presidio, e si deve avvalere sopratutto di personale che arriva a rotazione  dall’ospedale San Martino.

Ma il futuro ospedale Delogu, secondo il progetto del direttore Sergio Pili, dovrà caratterizzasi per uno stretto rapporto con il territorio, attraverso l’adozione di cartelle cliniche condivise e l’introduzione della figura del “case manager”, un infermiere che assicura la definizione di un Piano Assistenziale Integrato e personalizzato per ogni assistito. L’ospedale di Ghilarza dovrà comunque garantire una offerta differenziata di assistenza che va dall’ospedale di comunità alla lungo-degenza e alla riabilitazione funzionale.

Nel progetto della Direzione ospedaliera, si fa quindi riferimento al Punto di Primo Intervento di imminente attivazione, attraverso l’affidamento a una società privata che fornisce i medici esperti in emergenza. Una formula considerata “appropriata ed efficace” da Pili, che si dice convinto che “questo modello è destinato ad estendersi ad altre realtà della nostra regione”.

Sergio Pili

Il reparto Medicina, ora dedicato interamente ai pazienti Covid,  dopo le esigenze legate alla pandemia, con i suoi 20 posti letto effettuerà sia ricoveri di bassa intensità di cura che di modesta complessità assistenziale, anche di pazienti provenienti da altri presidi, e sarà collegato a una struttura dedicata alla lungodegenza. 

Il progetto prevede inoltre una Chirurgia elettiva ambulatoriale (day service), a ciclo diurno (day-surgery) e a ciclo breve (week-surgery) con l’intervento di diversi specialisti in Chirurgia generale, Urologia, Ortopedia e Ginecologia, esterni all’ospedale di Ghilarza.

Il servizio di Radiologia sarà esteso alle ore notturne e giornate festive con la modalità della tele- radiologia, in modo da supportare il Punto di Primo Intervento.

Il servizio di Laboratorio analisi  opererà in accordo con il laboratorio del San Martino, assicurando la routine e alcuni interventi urgenti con modalità in parte analoghe a quelle del Servizio Radiologico.

Infine l’adozione di un articolato e complesso modello organizzativo basato sulla integrazione dei servizi ospedalieri e territoriali, anche attraverso l’impegno della telemedicina.

Una formula che, secondo il progetto del direttore dell’Unità Ospedaliera della Assl di Oristano, Sergio Pili, garantisce la fruizione di servizi sanitari senza che il paziente si debba spostare  e “rendendo accessibili le cure attraverso uno scambio sicuro di dati, immagini, documenti e videochiamate, tra i professionisti sanitari e i pazienti”. 

Martedì, 30 marzo 2021

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Fonte: Link Oristano

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