Nella giornata dell'8 marzo niente festa ma sincere riflessioni sull'immenso ruolo svolto da tutte le donne nell'anno della pandemia, con buona pace della politica che continua a minimizzarne la storia, la forza e la capacità

Era solo un anno fa ma sembra un secolo. L’8 marzo 2020 è stato l’ultimo giorno con una parvenza di normalità: vigilia inquieta del primo degli innumerevoli Dpcm che hanno stravolto e riorganizzato le esistenze, i ritmi, le abitudini, la vita. L’ultimo otto marzo di festa, anche se la pandemia bussava alle porte delle nostre vite e il giorno dopo ci saremmo svegliati tutte e tutti in lockdown. Per questo oggi non è soltanto la Giornata della donna: è anche l’anniversario dell’inizio di un conflitto mondiale dagli effetti drammatici per tutti, tragici per tanti . Un periodo che nessuno potrà mai dimenticare.

Dare un senso a questo otto marzo è impossibile se non si tiene conto di ciò che è stato e della guerra che tutti hanno combattuto e stanno combattendo. Una guerra combattuta nelle trincee delle case, degli ospedali, del lavoro. Le donne sono state soldatesse in prima linea. Questo è l’8 marzo del ricordo e della testimonianza. E quindi auguri a tutte, straordinarie gigantesche donne normali. Eroiche per il coraggio dimostrato in ogni istante: quando siete uscite a fare la spesa con la paura di portare a casa il covid nelle buste di cellophane, quando avete dovuto aiutare i vostri figli alle prese con la didattica a distanza, quando vi siete caricate sulle spalle il peso del lavoro e della famiglia. Auguri a voi, tenere madri, capaci di trasformare in una favola la brutta storia che i vostri bambini stavano vivendo. Siete riuscite a insegnare loro a giocare senza toccare. Cosa che per un bambino è quasi inconcepibile. Auguri a voi, figlie e nipoti che avete ricacciato indietro le lacrime mentre parlavate in videochiamata con i vostri anziani ricoverati in ospedale o in casa di riposo. Qualcuna di voi le ha versate tutte, quelle lacrime, dopo un lutto vissuto in solitudine senza il conforto dell’ultima carezza a chi vi aveva lasciate.

Auguri a voi, meravigliose donne della sanità e dell’assistenza che avete fatto tutto quello che hanno fatto tutte le altre donne e molto di più, perché siete andate in corsia, nelle ambulanze, nelle Rsa. Avete sorriso a uomini e donne pieni di paura perché avevano contratto il virus. Li avete curati, accuditi e rassicurati. Tante di voi hanno rinunciato a lungo a tornare a casa per non mettere a rischio la propria famiglia e qualcuna, pur con tutte le cautele, dal virus è stata contagiata. Auguri a voi, donne delle forze dell’ordine e della protezione civile che avete lavorato il doppio e gestito le situazioni più critiche. Auguri a voi, donne lavoratrici in smartworking che nelle vostre case avete fatto i salti mortali alternandovi tra il lavoro per il quale siete retribuite e la cura della famiglia. Avete fatto bene entrambe le cose. Auguri a voi, insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, che avete cercato di far capire ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, che la scuola può essere fatta anche a distanza ma lo avete fatto sapendo che quelle giovani vite stavano perdendo la parte più bella della scuola: il contatto, la socialità, l’amicizia, l’amore, le baruffe stupide e il lusso adolescenziale del dolce piangere di niente. Auguri a voi, donne che per colpa della pandemia avete perso il lavoro, avete dovuto chiudere un’attività faticosamente aperta e adesso fate i conti con il bisogno che è il figlio crudele del virus.

Auguri anche a voi, donne della politica che ancora una volta siete state lasciate indietro dai posti di potere perché il virus ha cambiato tutto, ma non le regole di un sistema maschilista che ignora le regole della parità di genere. Sotto la spessa coltre del covid sono stati consumati antichi egoismi che mettono da parte i diritti faticosamente conquistati da generazioni di donne. Ma voi non fatevi sconfiggere, continuate a lottare perché la vostra forza e il vostro entusiasmo sarà il vaccino di una società che deve cambiare e cambierà. Solo che voi lo vogliate veramente. Auguri a tutte, in questo 8 marzo così strano, senza mimose e senza festa, senza celebrazioni spesso piene di parole e vuote di contenuti. E però un 8 marzo di riflessione profonda sul ruolo della donna in un mondo che ha un insopprimibile bisogno di sensibilità femminile, di coraggio delle donne, della loro capacità di trasformare ogni crisi in opportunità. Voi siete ancora qui, a lottare e ad andare avanti. Ce la farete, ce la faremo. Tutte insieme. Non c’è virus che possa fermare la forza immensa delle donne.

Fonte: La Nuova Sardegna

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