Donatella di Quartucciu, addetta mensa disperata: “Senza stipendio e soldi per curarmi, dovrò vendere la casa”

Dei primi, secondi e contorni serviti ai piccoli della scuola materna di via Monte Spada a Quartucciu, Donatella Manca, 63 anni, ormai si ricorda a malapena l’odore. Forse. Dai primi di marzo è a casa, come tutte le sue colleghe del settore delle mense scolastiche di tutta l’Italia. Primi piatti serviti nella sala mensa di Quartucciu nel 2006, “prima ho lavorato a Sestu e Monserrato”. Una vita, stando al racconto fatto a Casteddu Online, non certo facile, quella della Manca: “Mia madre è morta nel 2005, le mie sorelle sono impegnate ad aiutare i loro figli che hanno perso il lavoro e non riescono a dare una mano anche a me. La mia ultima cassa integrazione, quella di marzo, è stata di 156 euro. Il mio stipendio mensile, invece, è stato di 330, ho sempre fatto dieci ore alla settimana”. Da tre mesi, insomma, il piatto piange: “Luglio, agosto e settembre, da sempre, non sono coperti”. Ma quest’anno, per l’emergenza Covid, mancano all’appello le paghe complete dei quattro mesi precedenti: “Ho un braccio mezzo rotto, dovrò fare nuove visite anche al polso. Non posso fare controlli medici in generale perchè non ho l’esenzione del ticket, quindi per me è impossibile sapere se sono malata e se mi posso curare. Se non riapriranno la mensa dovrò vendermi la casa, in modo da trovarmi un altro ‘buco’ nel quale andare a stare sino alla pensione, cercando di farmi bastare i soldi della vendita. Avevo già fatto la stessa operazione due anni fa. Chi è al Governo, per quello che non sta facendo per noi, si dovrebbe solo vergognare: parlano e basta, i fatti concreti non ci sono”, si sfoga la Manca. “Chiunque possa aiutarmi con un lavoro mi può chiamare al +393334338654”.

Una storia, quella dell’addetta mensa 63enne, che ha tutto il sapore della disperazione. Silvia Dessì, sindacalista Uil e in prima linea nella difficile situazione delle addette mense, osserva che “stiamo dando alla donna tutto il supporto necessario, ma è qualcun altro, cioè Governo e Regione, che dovrebbero provvedere. Dove sono le garanzie per la ripartenza di questi lavoratori? Stanno perdendo la dignità, andando a mendicare in giro soldi per campare. Il prossimo 24 giugno faremo un’altra manifestazione, è stata già proclamata a livello nazionale”.

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