Per la prima volta nell'Oristanese viene applicata la misura preventiva che è l'anticamera della confisca, l'uomo era già stato arrestato nel 2019 nell'ambito dell'operazione antidroga Texas Hold’em

ORISTANO. La polizia di Oristano, su disposizione del Tribunale di Cagliari, ha dato esecuzione alla misura cautelare del sequestro preventivo nei confronti di un noto pregiudicato 36enne di Ghilarza, Gianluca Sanna. All'uomo, in via d'urgenza, sono stati sequestrati alcuni beni: un appartamento a Bosa del valore commerciale di circa 150.000 euro, un’autovettura, conti correnti, libretti postali, buoni fruttiferi, polizze e altri valori intestati, il provvedimento è l'anticamera di un'altra misura, la confisca dei beni.

Il personale della Divisione Anticrimine della Questura, coordinati dal Servizio Centrale Anticrimine, infatti, sono riusciti ad evidenziare come l’uomo, oltre ad essere dedito da tempo alla commissione di reati che mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica, sia anche del tutto privo di un’occupazione, fatto che rende assolutamente incompatibile la sua situazione economica con l’alto tenore di vita tenuto in questi anni. Questo ha portato l’Autorità Giudiziaria ad adottare la misura cautelare reale, si tratta di uno dei pochi casi in Sardegna e il primo in assoluto nella provincia di Oristano, che mira a impedire che una cosa pertinente al reato possa essere utilizzata per aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso. Nel caso specifico, non essendo stato possibile agire direttamente sui beni costituenti il profitto o il prezzo del reato, sono stati sequestrati utilità patrimoniali nella materiale disponibilità del 36enne.

Nei confronti dell’uomo, lo scorso giugno, il questore aveva anche proposto l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza aggravata dall’obbligo di soggiorno al Tribunale competente.  L’uomo era già noto alle forze dell’ordine perché arrestato nel marzo 2019 nel corso dell’operazione antidroga “Texas Hold’em”, così denominata in quanto alcuni degli esponenti erano soliti “investire” parte dei ricavati dell’attività di spaccio nel gioco del poker, dal quale vincevano talvolta ingenti quantità di denaro (5-10.000 euro per volta). L’attività di indagine aveva evidenziato, già allora, un tenore di vita di alcuni arrestati non commisurato alla loro posizione di disoccupati, come il possesso di auto costose, abiti firmati, continui pranzi e cene in ristorante, abitazioni e altro. L’attività degli investigatori aveva portato a sgominare un sodalizio criminale costituito da 12 persone, tra cui 7 arrestate in flagranza di reato, dedita allo spaccio di droga.

Fonte: La Nuova Sardegna

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