Il delirio a 5 Stelle è compiuto. Dopo la sentenza dei giudici di Napoli, che hanno azzerato statuto e vertici, Beppe Grillo si riprende il suo Movimento, lo congela e lo riporta a casa: “La situazione, non possiamo negarlo, è molto complicata. In questo momento non si possono prendere decisioni avventate”, dice il fondatore che, quasi fosse una cosa marginale, annuncia “un momento di confronto anche con Giuseppe Conte”.

E proprio l’ex premier è il grande sconfitto, su tutta la linea e in ogni fronte: bruciato dal tribunale ma bersaglio di un fuoco amico sparato da una trincea di cui Di Maio è capofila, consigliato malissimo anzi peggio dall’onnipresente Casalino, dopo aver fatto di tutto e di tutto più per riconquistare un ruolo politico dopo l’astinenza forzata e l’attenzione di microfoni e telecamere, ora rischia davvero di scomparire dai radar della politica per sempre. Quella fornita dal tribunale partenopeo potrebbe essere l’occasione.

Colta al volo da Grillo, peraltro, con cui non sono mai mancate le tensioni. “Le sentenze si rispettano. Invito tutti a rimanere in silenzio e a non assumere iniziative azzardate prima che ci sia condivisione sulla strada da seguire”, scrive dando un’altra ginocchiata a Conte che ieri sera si era affrettato a guadagnare la poltrona della Gruber per dire che un conto sono le carte bollate e un altro la leadership morale, e che ci sarebbero state nuove votazioni a breve.

E chi non vedeva l’ora di affondare il dito nella piaga è il nemico giurato di Conte, quello che l’ha cacciato dalla poltrona di premier. “Il professor Conte ha scritto lo statuto dei Cinque Stelle con la stessa chiarezza con cui scriveva i Dpcm: il risultato è l’esplosione del Movimento. E questa volta non c’è stato nemmeno bisogno di combatterli: hanno fatto tutto da soli #StelleCadenti”, scrive il sempre caustico Renzi.

Come finirà? Impossibile saperlo. Ma di sicuro all’orizzonte si profila il ritorno dell’ex venditore di bibite reinventatosi statista: Di Maio rivuole la leadership politica, e non vuole Conte fra i piedi. Per ora, vale la consegna del silenzio di Grillo: Zitti e buoni, che a dirla con i Maneskin suonerebbe così.

 

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