Gira e rigira per le stanze della sua casa e ripensa a quando il rumore delle tazzine e le chiacchiere le erano suoni familiari. Poi, all’improvviso, il buio totale. E la disperazione che cresce giorno dopo giorno. Francesca Littera, 44 anni, vive a Decimomannu in una casa che non è sua ma che ha avuto la “sfortuna” di ereditare. Stanze e metri quadri quasi da film horror: “Muffa e acqua alle pareti, topi e blatte ovunque, dalla cucina alla camera da letto”. Un lavoro che non c’è più, “a parte un breve impiego come badante” e una malattia che, da maggio, la sta sfibrando: “Sono bipolare, mi sto curando. L’abitazione nella quale vivo me l’ha lasciata in eredità mia zia, è anche di altri miei parenti ma ci vivo io”. E, oltre a infissi “gonfi d’acqua” e altri disastri, la Littera deve fare i conti anche “con un debito di quasi quattromila euro, di Abbanoa. Soldi che non ha pagato mia zia e che ora mi ritrovo sul groppone. Ho 800 euro al mese, tra pensione e reddito di cittadinanza”, spiega la quarantaquattrenne. L’unico contatto “umano” che ha è quello “con il mio cagnolino. Guai se qualcuno dovesse separarmi da lui, per me è come se fosse una persona”. La donna vive “al freddo, senza riscaldamento e con la casa invasa da animali”. Blatte e ratti, per l’appunto.“Non chiedo una reggia”, premette, “ma almeno una casa popolare che abbia un minimo di dignità, nella quale poter vivere e continuare a curarmi. Per questo motivo lancio un appello al Comune di Decimomannu”, afferma. “Se l’affitto non è troppo alto sono anche disposta a pagarlo. Ma, vi prego, aiutatemi a trovare un’altra sistemazione. In questa casa, è davvero il caso di dirlo, possono vivere solo le bestie”.

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